Farmaci innovativi, senza sperimentazione l’Italia è a fine corsa

Redazione DottNet | 20/07/2010 15:14

Più spazio per la sperimentazione dei farmaci innovativi in Italia, che senza un'inversione di tendenza rischia di arrivare a ''fine corsa'', lasciando il campo aperto ad altri Paesi. E' intervenuto così Nicola Braggio, presidente di AstraZeneca Italia, al tavolo di lavoro sulle nuove terapie mirate e la medicina personalizzata. ''In oncologia non abbiamo niente da invidiare agli altri Paesi, soprattutto per quanto riguarda la qualità'', ha detto Braggio. Il problema, ha aggiunto, è che ''la ricerca va migliorata per evitare il passaggio verso altri blocchi geografici. Vorremmo le molecole appena arrivano, mentre noi arriviamo sempre a fine corsa''.

 Secondo Braggio l'Italia è ''in grado di offrire qualità'', ma è ''in competizione con altri Paesi che consentono di fare investimenti piu' pesanti da parte delle aziende''. In Italia ''mancano certezze e prevedibilità di sistema'' ha aggiunto, e ''le difficoltà sono soprattutto negli investimenti a lungo termine e nella velocità di prendere decisioni in problemi che invece potrebbero essere risolti velocemente''. Partecipare alle sperimentazioni a partire dalle fasi iniziali, ovvero dalla fase 1, ''permetterebbe al Paese di capire molto di più sul farmaco'', ha sottolineato Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena. Per Cognetti ciò che manca in Italia è ''la politica del merito e soprattutto dei giovani che meritano, perché purtroppo anche nelle istituzioni di ricerca non sono incentivati, aiutati e riconosciuti, anzi, vengono combattuti'', tanto che ''6-7 giovani che ho formato - ha concluso Cognetti - sono andati all'estero, dove ricoprono posizioni di rilievo''. Per accedere al gruppo Marketing Farmaceutico, clicchi qui.

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