Pensioni di reversibilità alle ex: ecco le novità giurisprudenziali

Giovanni Vezza | 20/07/2010 15:41

cassazione

L’articolo 9 della legge 898 del 1970, così come modificato dalla L. 74 del 1987. disciplina l’effetto economico direttamente connesso al divorzio. Infatti, la pensione di reversibilità è l’erogazione previdenziale che, alla morte del titolare pensionato (per vecchiaia, anzianità o inabilità), compete ai membri del suo nucleo familiare, cioè il coniuge, i figli, e, a particolari condizioni, anche ai nipoti minori, i genitori, i fratelli e le sorelle. Di conseguenza, secondo quanto disposto dalla legge citata, la coniuge divorziata ha diritto alla reversibilità della pensione del defunto marito se, in data precedente alla morte, i due hanno pattuito il pagamento di un assegno periodico, che non deve cessare neanche in caso di decesso dell’iscritto. L’obbligo, invece, si interrompe qualora l’ex coniuge beneficiario dell’assegno passi a nuove nozze.

Con una recentissima pronuncia la Suprema Corte ha stabilito che il diritto alla reversibilità sussiste anche quando il “mantenimento” è stato "sostituito" dall'usufrutto sulla casa coniugale. Di conseguenza, con questa sentenza, la numero 13108 del 28 maggio 2010, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna contro l'ex moglie del suo secondo marito, cui il Tribunale aveva attribuito il 90% della pensione spettante al de cuius. La donna, sposata con l'uomo, un avvocato di Messina, pochi mesi prima che morisse, contestava il diritto della reversibilità pensionistica della sua prima moglie. Al contrario, la pronuncia della Cassazione stabilisce che, - poiché il de cuius aveva stipulato un accordo, in base al quale la ex moglie avrebbe ricevuto, a titolo di corresponsione in un'unica soluzione ed in sostituzione dell'assegno di divorzio, la metà dell'usufrutto della casa coniugale -, tale accordo era “idoneo a creare la titolarità dell'assegno ai fini e per gli effetti di cui al richiamato art. 9 comma 2 della legge n. 898 del 1970 ed era incontestabilmente valido, alla stregua del principio della riconduzione ad assegno divorzile di tutte le attribuzioni operate in sede od a seguito di scioglimento del vincolo coniugale.” La Corte giunge quindi a formulare il principio generale secondo cui “le volte in cui per accordo delle parti sia stata determinata una forma dell'assegno la cui erogazione periodica non abbia a cessare con il decesso dell'obbligato, nondimeno deve ritenersi soddisfatto il requisito della previa titolarità dell'assegno di cui all'art. 5 della l. 898/1970, per l'accesso alla pensione di reversibilità o, in concorso con il superstite, alla sua ripartizione".