Foresti (Assogenerici): L'opera pervasiva delle aziende fa prevalere il nome del marchio e non della molecola

Silvio Campione | 26/07/2010 13:09

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''Incentiveremo i medici a prescrivere più farmaci generici''. Lo disse alcuni mesi fra il ministro Ferruccio Fazio che per l’occasione annunciò provvedimenti da parte del Governo per incentivare l'uso dei medicinali generici: ''Come governo - sottolineò all’epoca - ci dobbiamo impegnare all'uso dei farmaci generici, su cui siamo fanalino di coda, per ridurre i costi della farmaceutica”. Il ministro vorrebbe introdurre bonus per i medici che prescriveranno i generici, idea che consentirebbe un considerevole risparmio per le casse statali. Ma molti iscritti al nostro Social criticarono questa iniziativa, bollando il farmaco “anonimo” come inefficace o addirittura pericoloso e sicuramente privo degli eccipienti di qualità che avrebbe invece un prodotto griffato.

  Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici ha letto i commenti dei nostri iscritti e ha deciso d’intervenire.

 

I medici non sembrano, dunque, molto convinti sull’affidabilità dei generici. Alcuni, anzi, hanno anche aggiunto che non li prescriveranno mai ai propri pazienti.

Sono cose allucinanti e assurde che accadono solo in Italia. Voglio ricordare che i farmaci generici, al pari di quelli di marca, sono autorizzati dall’Aifa che dà il via libera solo dopo accurati test e controlli. Un generico ha, insomma, tutte le specifiche degli altri prodotti e, al pari del medicinale firmato, non ha reazioni avverse e dati negativi.

Secondo lei, allora, per quale motivo c’è tanta avversione da parte dei medici?

Probabilmente il medico rimane ancora oggi affascinato dall’opera di formazione, informazione e supporto agli eventi scientifici, che le aziende del “branded” in forza dei maggiori margini hanno sempre svolto fino ad ora, anche per la carenza di investimenti pubblici in materia.
Aggiungerei che l’opera dei produttori di specialità, è stata così pervasiva da far sì che in Italia persino nei libri di testo si usa il nome del “marchio” del medicinale, ma non quello del suo principio attivo.

Qual è l’impatto che ha il generico all’estero?

In tutto il mondo la percentuale del generico sul totale dispensato supera il 60 per cento: in pratica siamo su un totale venduto di oltre 170 milioni di pezzi. E un motivo ci sarà.

Qualcuno sostiene che il generico viene prodotto in paesi del terzo mondo e che pertanto non possono avere lo stesso trattamento qualitativo di un farmaco di brand.

I siti di produzione sono tutti certificati. Possono anche essere in paesi del Terzo mondo, come dice qualcuno, ma anche molti prodotti di marca vengono, per esempio, prodotti in India. Senza che nessuno commenti in maniera negativa.

Crede che Fazio riuscirà a introdurre gli incentivi per i medici che prescriveranno i generici?

Spero che ci riesca. Perché se si vuole sviluppare il farmaco generico occorre necessariamente coinvolgere il medico. Tutti i tentativi fatti finora di delegare queste scelte ad altri sono risultate poi sbagliate. Secondo me la decisione va presa dal medico e nessun altro ne deve rispondere.

Tuttavia resta la diffidenza del medico.

Mi auguro che i medici rivalutino la loro posizione e decidano di utilizzare il generico come strumento di lavoro che, per le sue caratteristiche, non ha nulla in meno rispetto ad un farmaco marchiato.

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