Morì per fegato infetto, la figlia si rivolge a Vendola

Redazione DottNet | 29/07/2010 11:47

Carmelo Solimeo è morto il 2 novembre 2008 per 'epatite B necrotizzante' dopo aver subito, il 5 maggio precedente, un trapianto di fegato nel reparto di chirurgia e trapianti del Policlinico di Bari. Ora la figlia, Alessandra, ha scritto al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all'assessore regionale alle Politiche della Salute, Tommaso Fiore, chiedendo di ''condurre un'indagine interna, parallela all'attività investigativa e giudicante del tribunale di Bari''. Secondo la donna, al padre, che aveva già l'epatite C, venne trapiantato, senza che ci fosse il consenso informato del paziente, un ''fegato marginale di seconda scelta'', affetto dal virus dell'epatite B, che avrebbe peggiorato le condizioni del paziente sino a provocarne la morte.

 La Procura di Bari, scrive la donna, ha già chiesto il rinvio a giudizio di alcuni medici. Inoltre, aggiunge la donna, nei 35 giorni - dal 29 settembre al 2 novembre 2008 - nei quali il padre e' stato ricoverato al Centro trapianti di Bari, solo il 16 ottobre 2008 sarebbe stato eseguito il primo esame mirato ad individuare il virus perché inizialmente i medici avrebbero ipotizzato una leucemia. Alessandra Solimeo ritiene che l'indagine interna, chiesta ai vertici della Regione, sia ''non meno essenziale per il buon funzionamento della sanità pugliese, nonché per la stessa legalità dell'azione di questa e di tutte le altre pubbliche amministrazioni dipendenti dall'ente Regione''. E aggiunge che il centro di eccellenza di Bari ''che oggi coordina la rete interregionale dei trapianti è gestito nei fatti solo da medici specializzandi''. Per il gruppo La sanità che vorremmo, clicchi qui.

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