Il chirurgo del trapianto di trachea minaccia di lasciare l’Italia per la Svezia: il mondo accademico mi ha preso in giro

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 29/07/2010 17:57

Mi hanno preso in giro; ero tornato in Italia perché chiamato per un progetto innovativo, ma non ho avuto quello che mi hanno promesso''. Così Paolo Macchiarini, 51 anni, che pochi giorni fa ha effettuato i primi trapianti di trachea nel nostro Paese, ha minacciato di abbandonare l'ospedale Careggi di Firenze e accettare un incarico universitario e clinico al Karolinska Institutet di Stoccolma. ''Avevo deciso - spiega il chirurgo - avrei dovuto iniziare a settembre la mia attività, sopratutto per i giovani che lavorano con me e potranno avere una prospettiva, ma per ora resto a Firenze. Per le ricerche innovative che sto portando avanti - aggiunge - ho bisogno di finanziamenti e la Regione Toscana è l'unica che me li ha dati, ma c'è stata una chiusura evidente del mondo accademico fiorentino nel darmi un incarico. Possibile - dice Macchiarini - che non sono bastate 4 riunioni per decidere sul mio ruolo quando al Karolinska è stato sufficiente leggere il curriculum per darmi un incarico e all'University College di Londra per darmi la nomina a professore in chirurgia toracica? Mi chiedo se questo paradosso sia giustificato per tutti i giovani che fanno ricerca''.

Macchiarini ha eseguito i primi due trapianti di trachea in soggetti affetti da tumore maligno tracheale, unici al mondo per una particolare tecnica utilizzata. Gli interventi sono avvenuti il 6 e il 13 luglio scorsi e sono anche i primi ad essere effettuati in Italia. Il decorso delle due pazienti, una di circa 30 anni di nazionalità Ceca, l'altra di circa 20 anni inglese,  ''è stato privo di complicazioni''. Le due donne sono in fase di dimissione dall'ospedale e le loro condizioni sono ritenute ''soddisfacenti''. Nell'intervento sulla paziente inglese, inoltre, è stata eseguita, per la prima volta in Italia, una radioterapia intraoperatoria in corso di trapianto di trachea, coordinata dal professor Giampaolo Biti, per ridurre al minimo il rischio di recidive tumorali. I due interventi sono durati oltre 10 ore ciascuno e hanno coinvolto 40 persone fra chirurghi, anestesisti, infermieri biologi e tecnici, oltre alle equipe del Centro nazionale trapianti e della protezione civile per il prelievo e il trasporto delle trachee. La tecnica innovativa utilizzata dal professor Macchiarini ha previsto una fase di preparazione delle trachee chiamata decellularizzazione, per l'eliminazione di tutte le cellule del donatore, che e' stata eseguita dalla dottoressa Silvia Baiguera nel Laboratorio di bioingegneria e biologia molecolare della via aerea (Bioair) e nella Banca del sangue placentare di Careggi diretta dal dottor Riccardo Saccardi. Questa chirurgia, sperimentata per la prima volta, è resa possibile dalla tecnica di preparazione delle trachee bioingegnerizzate da donatore, già messa a punto da Macchiarini in precedenti interventi non oncologici. La tecnica consiste nell'eliminazione di tutte le cellule viventi del donatore dalla trachea per predisporre una struttura inerte su cui inserire cellule staminali prelevate dai pazienti riceventi, poco prima dell'intervento, con l'aggiunta di fattori di crescita: questo evita il rigetto e consente la rigenerazione della trachea. In pratica grazie alle cellule staminali è stato possibile ripavimentare la trachea e favorire la ricostruzione del tessuto interno della trachea. Clicchi qui per il gruppo La sanità che vorremmo.

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