Sindacati, approvata una manovra iniqua che penalizza medici e dirigenti. Ma la Cisl non è d’accordo: adesso un tavolo unitario. Cozza: il blocco del turn over c’è

Redazione DottNet | 29/07/2010 18:40

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"Con una ostinazione degna di miglior causa il Governo ha costretto il Parlamento, con l'ennesimo voto di fiducia, ad approvare una manovra economica iniqua e insensibile alle preoccupazioni che da due mesi le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa hanno sollevato, denunciandone gli effetti negativi sui cittadini, sui professionisti e sulla tenuta del Ssn". E' il commento dei sindacati della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa, dopo il sì definitivo della Camera al provvedimento.

"La manovra - sottolineano in una nota congiunta i sindacati - penalizza in maniera eccessiva i medici e i dirigenti del Ssn, in modo particolare i più giovani, non solo da un punto di vista economico, quanto soprattutto da quello organizzativo e professionale. Si sancisce per legge il taglio delle retribuzioni, il sequestro della liquidazione e si legittima l'intervento dei partiti nelle carriere dei medici e dei dirigenti sanitari". E ancora. "A dispetto della prossima uscita di 35 mila medici dal Ssn - aggiungono le organizzazioni sindacali - la maggior parte delle Regioni viene privata delle risorse economiche necessarie per una sia pur parziale sostituzione e il Ssn è destinato ad impoverirsi di risorse professionali con gravi rischi sui servizi erogati e sulla equità di accesso dei cittadini".I sindacati dei camici bianchi promettono però battaglia in difesa del Ssn. "Questa - spiegano - è la sanità che viene consegnata al Paese, nel silenzio del ministro della Salute, cui è affidato un rilevante patrimonio professionale. Ma noi continueremo a difendere le nostre ragioni che sono quelle dei professionisti e di una sanita' pubblica valore fondamentale di un Paese civile, anche attraverso un costruttivo confronto con la Conferenza delle Regioni".  Vista l'approvazione della manovra, ora 'si riformi il tavolo unitario tra i sindacati medici non più per inseguire una linea risultata perdente, ma per riaprire il tavolo di confronto non solo con le Regioni, ma anche con il governo'. Lo afferma Giuseppe Garraffo, segretario generale della Cisl Medici, che insieme alla Uil non aveva partecipato allo sciopero nazionale della categoria contro il provvedimento. Il testo e politiche piú responsabili'. Certo, 'la manovra impone sacrifici un po' a tutti ma specialmente al pubblico impiego' e anche se 'sanità e medici non dovrebbero essere direttamente penalizzati', 'indirettamente il rischio è alto, soprattutto se le Regioni venissero tentate a scaricare sulla sanità e sui medici il taglio delle risorse economiche nei loro riguardi'. Ma ora per Garraffo 'le preoccupazioni e le incertezze diffuse sulla manovra dovrebbero cedere il posto a un responsabile confronto con il governo per i successivi e necessari aggiustamenti' per 'correggere alcune norme forse inutilmente eccessive, nell'impostoci dalla Ue e dalla crisi', dice Garraffo, è stato 'violentemente criticato dall'opposizione politica e sociale, faticosamente e solo in parte digerito dalle forze sociali a convinzione che se le Regioni saranno virtuose, le conseguenze della manovra economica su sanità e medici potrebbero risultare meno gravi e irreparabili di quanto temuto'. ''Nella sostanza la manovra contiene il blocco del turnover anche per la sanità'' non solo perché ''il blocco è esteso nei prossimi anni per il pubblico impiego'' ma anche perché alle Regioni ''anche quelle virtuose, consente di attingere anche ai fondi sanitari per rispettare il patto di stabilità interna''. A dirlo è Massimo Cozza, segretario della Cgil Medici. Visti ''i tagli di oltre 11 miliardi alle risorse economiche regionali'' le Regioni ''con la pistola alla tempia'' saranno costrette ad usare lo strumento del blocco del turnover, perché si troveranno a scegliere ''se chiudere un asilo nido o sostituire un medico che va in pensione''. Non aver ''scritto nero su bianco, come i sindacati chiedevano da più di un mese'' che il Servizio sanitario nazionale era escluso dalla misura, per Cozza è ''la prova del nove del fatto che c'è. Scrivendolo si sarebbero salvaguardate almeno le Regioni virtuose'', visto che già ''è scattato l'irresponsabile blocco automatico per 8 Regioni con i conti in rosso, cui rischiano di aggiungersene altre''. Senza contare che la situazione della sanità pubblica ''sarà aggravata dal dimezzamento dei precari, che si applica, secondo il testo della manovra, in modo esplicito anche al Ssn''. Nei prossimi anni verranno così a mancare ''almeno 6.000 medici che lavorano soprattutto nei Pronto Soccorso''. Da ora ''al 31 dicembre - conclude Cozza - lavoreremo in tavoli regionali per cercare di modificare il provvedimento, visto che le previsioni della manovra scatteranno dal 2011. Cercheremo con le Regioni, con cui è iniziato un confronto positivo, di costruire percorsi che consentano di salvaguardare il personale sanitario indispensabile per garantire ai cittadini i livelli essenziali di assistenza''. Per il gruppo La sanità che vorremmo, clicchi qui.