Dal ministero le linee guida per l'alimentazione scolastica

Redazione DottNet | 01/08/2010 20:03

La pizza, o la lasagna, al massimo una volta a settimana come alternativa alla pietanza tradizionale; pasta e pane tutti i giorni, un secondo a scelta tra carne, pesce, uova o formaggi con la possibilita' di alternare anche i legumi; una porzione giornaliera di frutta e verdura, e salumi solo due volte al mese. E' il vademecum del ministero della Salute per la dieta dei bambini italiani che mangiano nelle mense scolastiche. Le norme arrivano nella forma di Linee guida per fornire agli operatori indicazioni per migliorare la qualita' dei pasti nei vari aspetti, in particolare quello nutrizionale.

 Il tema riveste particolare importanza alla luce degli ultimi dati statistici diffusi in giugno dal ministero stesso, secondo i quali il 12,3% dei bambini italiani e' obeso, mentre il 23,6% e' in sovrappeso, col risultato che un bambino su tre, 1 milione e 100 mila di quelli tra i 6 e gli 11 anni, e' in sovrappeso o obeso. I bambini che ogni giorno pranzano nelle mense scolastiche sono 1,5 milioni. Per quanto riguarda la distribuzione settimanale di primi piatte, pietanze e contorni, la tabella non contiene grandi sorprese. Accanto alla porzione quotidiana di pasta (con l' alternativa di riso, orzo o mais) e di pane, ecco l'alternanza di carne, pesce, uova e formaggi come secondo piatto, con la possibilita' di aumentare l'offerta di carne e pesce a due porzioni alla settimana, cosi' come 1 o 2 volte e' raccomandata la preparazione dei legumi, anche come piatto unico se associati con i cereali. Non manca naturalmente la quantita' quotidiana di verdura e frutta e si consiglia di non eccedere con i salumi, da mettere in tavola per i bambini al massimo due volte al mese. Infine, sempre come piatto unico, viene inserita una volta alla settimana anche la possibile alternativa della pizza o della lasagna. Le linee guida del ministero ''sono sicuramente valide'', commenta Carlo Cannella, nutrizionista dell'Universita' La Sapienza di Roma e presidente dell'Inran, l'ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, per il quale ''la tabella parla del 35% di apporto calorico giornaliero da assicurare con il pranzo. Considerando che si tende ad attribuire il 20% di ratio energetica alla colazione, percentuale fra l'altro molto difficile da raggiungere con la colazione italiana, il 100% giornaliero e' ancora molto lontano''. ''L'apporto del pranzo dovrebbe essere in realta' - spiega l'esperto - intorno al 40-45 per cento del totale'' altrimenti ''c'e' il rischio che i bambini arrivino a casa affamati e vogliano il panino''. Per quanto riguarda l'equilibrio degli apporti tra i vari componenti (proteine, zuccheri, grassi, fibre) e della scelta dei cibi, Cannella si dice d'accordo con un distinguo: ''Mi sembra che ci sia un'eccessiva demonizzazione dei salumi. Il prosciutto cotto e la mortadella sono tra i cibi che i bambini italiani gradiscono di piu', e ai quali sono piu' affezionati''. Per il Gruppo La sanità che vorremmo, clicchi qui.

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