Medici di famiglia iperprescrittori: per le indagini la Corte dei Conti spende 200mila euro e ne recupera 130mila

Redazione DottNet | 02/08/2010 10:47

Il “Giornale” ha pubblicato un interessante articolo sull’inchiesta avviata dalla Corte dei Conti sulle prescrizioni dei medici di famiglia “gonfiate”. Le indagini hanno poi ridimensionato il problema, tanto che a fronte di un costo sostenuto dall’amministrazione pubblica di 200mila euro, sono stati recuperati 130mila euro. Ecco i casi segnalato dal quotidiano milanese: ad un medico era stato contestato un danno di 88mila 684 euro: tre anni di indagine e posizione archiviata. Ad un altro la procura della Corte dei Conti aveva chiesto 191mila euro per un totale di oltre 5mila ricette gonfiate.

Dopo cinque anni le ricette cosiddette gonfiate sono risultate essere sette (sette in tre anni di lavoro) e la cifra da ridare si è ridotta a 800 euro. Un altro ancora si è ritrovato una contestazione di 208mila euro: il suo caso si è chiuso con 3.500 euro. La lista di queste sproporzioni è lunga, tanti quanti sono i medici di famiglia che hanno chiuso il contenzioso e definito la loro posizione davanti alla corte dei conti. Tanto da far dire alla Fimmg, associazione di categoria: «È uno scandalo. Il costo dell'inchiesta è ben superiore ai soldi recuperati». L'inchiesta era quella condotta dalla guardia di finanza sui cosiddetti medici iperprescrittori. Partita da una segnalazione nel 2005, aveva coinvolto 564 medici di famiglia. La faraonica indagine sulla carta avrebbe dovuto recuperare qualcosa come 25.428.830,58 euro. «Oggi, a distanza di cinque anni, e alla luce delle ultime sentenze della Corte dei conti si possono cominciare a tirare un po' le somme - spiega l'avvocato Fimmg Paola Ferrari -. La procura ha recuperato solo il 3 per cento delle somme contestate e ciò dimostra la correttezza dei medici di famiglia. Francamente dire che sei ricette sbagliate in tre anni siano colpa grave mi sembra quantomeno eccessivo. A seguito delle istruttorie molti medici hanno patteggiato per evitare ulteriori oneri, qualcuno è riuscito a ottenere l'archiviazione e solo due sono oggi a giudizio innanzi alla Corte. I medici hanno smontato, una a una, le contestazioni, producendo migliaia di documenti a difesa. Lavoro diabolico che poteva essere evitato con un minimo di istruttoria alla fonte e per tempo, da parte delle Asl». Ma c'è di più. «Spesso il costo delle consulenze pagate dalla Procura nei confronti dei medici è superiore al denaro recuperato - sottolinea Gennaro Messuti, avvocato Snami -. Vuole un esempio? A uno dei miei clienti erano stati contestati 90mila euro. È stato condannato a pagarne 2.800 a fronte di una relazione tecnica pagata dall'Asl di 3.700 euro. Se facciamo una media scopriamo che solo per le consulenze hanno speso 200mila euro. E sa quanti ne hanno recuperati? 130mila. Se questo non è sperpero di denaro pubblico. Adesso aspettiamo di mettere la parole fine a tutti i procedimenti e poi presenteremo una controdenuncia contro quei funzionari che hanno fatto dilapidare il denaro pubblico montando accuse che si sono dimostrate in gran parte infondate o che comunque hanno portato a procedimenti che appaiono assolutamente antieconomici rispetto ai risultati ottenuti». In un documento pubblicato sulla pagina del sito lo Snami parla di «indebite pressioni» e di «medici di famiglia messi alla gogna». Se la stragrande maggioranza di questo tipo di «indagini» finiscono in niente, a chi giova tutto questo? Aggiunge Roberto Carlo Rossi presidente Snami Lombardia: «C'è da capire chi ripagherà ora il "danno morale" subito da quei medici che si sono visti contestare centinaia di migliaia di euro e anche chi ripagherà il costo delle indagini svolte se l'esito, per l'Erario, è stato così modesto». Per il gruppo Libertà professionale, clicchi qui.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato