Con lo standard di spesa sanitaria allineato, risparmi per tutte le regioni

Redazione DottNet | 05/08/2010 12:51

La parola magica, presto destinata a diventare realtà, è costo standard. In pratica, si stabiliscono parametri per le prestazioni sanitarie uguali per tutti, in base a quanto spendono le Regioni più virtuose. Poi si moltiplica questo parametro per gli abitanti e si ottiene il fabbisogno di ogni Regione, così che anche le 'cattive della classe' siano costrette a tenere il passo delle migliori, almeno sul fronte dei conti. Il banco di prova è quello sanitario. Così, in attesa dello schema di decreto attuativo della Legge n. 42-2009 sul tema, il Cerm propone un esercizio di benchmarking interregionale, che potrebbe suggerire alcune modalità di implementazione.

E dimostra, numeri alla mano, che se tutte le Regioni fossero state allineate allo standard, calcolato prendendo a modello le cinque prime della classe (Emilia Romagna, Lombardia, Toscana,Umbria e Veneto), il Fondo sanitario nazionale del 2009 sarebbe potuto ammontare a 103.221,84 milioni di euro, con una riduzione superiore al 4% rispetto al Fsn effettivamente stanziato (107.560,45), e una minor spesa assoluta superiore ai 4,3 miliardi di euro. Non e' tutto.

Ispirandosi alle cinque Regioni di riferimento, tre Regioni avrebbero potuto, sulla base della standardizzazione, spendere piu' di quanto stanziato a programma per il 2009: per il Molise 9,7 milioni di euro in più, (equivalenti al +1,69% del Fsr), per le Marche 94,9 mln aggiuntivi (+3,33%) e per la Liguria addirittura 303,7 mln in più, con un incremento del 9,40% del fondo sanitario regionale. Tutte le altre avrebbero, invece, potuto assolvere agli obblighi dei Lea, ovvero le prestazioni da garantire gratuitamente ai cittadini, con minori risorse, sforbiciando dunque i fondi da destinare alla sanità. Spiccano i casi delle due Province Autonome di Bolzano e Trento (-31,99% la prima, -20,14% la seconda), seguite da Valle d'Aosta (-16,56%), Campania (-16,35%), Puglia (-10,40%), Sardegna (-8,96%), Calabria (-8,60%), Sicilia (-6,31%), Veneto (-5,96%) e Lazio (-4,35%). Tra queste Regioni, Campania, Sicilia e Lazio erano già coinvolte in piani di rientro dai deficit di bilancio del Ssr, e a queste si è adesso aggiunta anche la Puglia.

Mentre la Calabria è stata da poco 'affidata' alle cure del commissario ad acta (come pure Abruzzo e Molise).

Per la maggior parte delle Regioni, dunque, scenderebbero i fabbisogni finanziari di cui dover disporre per poter assicurare i Lea in condizioni di efficienza produttiva e di qualità delle prestazioni comparabili con quanto avviene nelle Regioni prese a modello. "Se il complesso della fiscalità federalista, nelle componenti dedicate alla sanità - sottolinea dunque il Cerm - viene tarato per assicurare questi afflussi finanziari, allora alle Regioni si potrà e si dovrà chiedere di responsabilizzarsi appieno sull'efficienza e sulla qualità".

"Al di là di pregi e limiti dei vari benchmarking - suggerisce infine il Cerm - è sempre bene che di un fenomeno complesso e, almeno per adesso, ancora poco esplorato e 'metabolizzato', come la standardizzazione della spesa in funzione della governance federalista, si abbiano a disposizione analisi da più prospettive e basate su strumentazione diversa. Più che vedere i vari modelli in stretta competizione tra loro, si dovrebbe tentare di integrarli valorizzando gli aspetti positivi di ciascuno, per ottenere indicazioni il più possibile robuste, consolidate e direttamente utilizzabili nella governance", conclude. Per il gruppo La sanità che vorremmo, clicchi qui.

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