Antidolorifici possono aprire le porte a tossicodipendenza. Studio USA

Farmaci | | 25/08/2010 15:36

Possono essere i farmaci regolarmente prescritti contro il dolore ad aprire le porte della dipendenza da droghe. Non è il parere dei medici, ma degli stessi tossicodipendenti che hanno partecipato a un'indagine guidata dagli esperti dell'università di Buffalo (Usa) e finita sulle pagine del 'Journal of Addiction Medicine'. Gli studiosi guidati da Richard Blondell hanno intervistato 75 pazienti ricoverati all'Erie County Medical Center di Buffalo per una disintossicazione da sostanze oppiodi. Trentuno di loro hanno confessato ai medici di essere caduti nella rete della dipendenza a seguito dell'utilizzo di medicinali antidolorifici. Altri 24 hanno iniziato 'prendendo in prestito' farmaci da alcuni amici o sottraendoli dall'armadietto-farmacia della casa dei loro genitori. I rimanenti 20 pazienti hanno invece iniziato con droghe vere e proprie. La minoranza, dunque, fanno notare i ricercatori.

Mentre la gran parte degli intervistati, il 92%, assicura di essere poi passato a sostanze stupefacenti, in primis l'eroina, poiché meno care e più 'efficaci' per cancellare il dolore. In molti casi, sottolinea Blondell, non si tratta evidentemente di malessere fisico, bensì, come hanno dichiarato i pazienti di "dolore e stress emotivo", per cui la droga aiuta a "sentirsi più normali e delle persone migliori", hanno detto gli intervistati. "Stiamo vedendo un numero sempre maggiore di pazienti dipendenti da farmaci con obbligo di ricetta - sottolinea l'esperto - per cui abbiamo voluto capire meglio il fenomeno" e la sua connessione con la tossicodipendenza più 'classica'. I dati ottenuti "suggeriscono che i farmaci oppiodi possono essere un 'cancello d'entrata' verso la dipendenza da droghe pesanti. E ci dicono anche che le persone che usano questi medicinali illegalmente possono essere a rischio".

Bibliografia: Canfield et al.  Prescription Opioid Use Among Patients Seeking Treatment for Opioid Dependence Journal of Addiction Medicine: June 2010 - Volume 4 - Issue 2 - pp 108-113

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