Dompè, anche i piccoli progressi nella ricerca allungano la vita

Redazione DottNet | 28/08/2010 16:24

farmaci farmindustria ricerca

"Nell'immaginario collettivo tutti si aspettano il 'grande salto'", cioè scoperte farmaceutiche che possano cambiare repentinamente la faccia della medicina, "ma spesso non si considera l'importanza dei piccoli passi avanti che ogni giorno si fanno. La ricerca non si concretizza solo nei 'breakthrough', ma anche in un processo continuo di innovazione incrementale che migliora la qualità della vita, con progressi che portano a una migliore efficacia del trattamento, a minori effetti collaterali e a una maggiore facilità d'uso". A dirlo è il presidente di Farmindustria, Sergio Dompè.

"Alcune stime effettuate nelle economie avanzate - spiega Dompè - mostrano che l'allungamento della vita media dipende per il 40% dall'innovazione farmaceutica: dal 1951 a oggi, in Italia ogni 4 mesi se ne è guadagnato uno di vita in più". E questo non e' sempre avvenuto con 'fulmini a ciel sereno' sulla strada dei ricercatori, bensì con piccole e progressive scoperte.

"Il messaggio che intendo portare  - prosegue il numero uno di Farmindustria - è che l'innovazione richiede cultura, approcci dedicati e modelli più flessibili. E' necessario che ci sia la capacità di valorizzare chi si impegna su questa strada, incentivando i giovani e le industrie innovative".In fondo, secondo Dompè, "il nostro Paese ha grandi risorse in questo senso: innovazione e curiosità sono nel patrimonio genetico italiano", riflette il presidente di Farmindustria. "In media - continua - l'Italia ha una quota di addetti alla Ricerca e Sviluppo inferiore rispetto agli altri principali concorrenti, ma molto dipende da una diversa struttura industriale: a influire sono la presenza di settori tradizionali e la limitata dimensione delle imprese. In pratica il numero di grandi industrie innovative qui da noi è minore rispetto ad altri Paesi. In generale le nostre imprese non fanno meno R&S che in Europa, ma sono in meno a farla", precisa.

"La ricerca italiana - assicura Dompè - è competitiva a livello internazionale. Ma per far crescere l'intero sistema bisogna far leva sulle imprese che investono, concentrando le risorse con meccanismi premiali. Il mio lavoro e la mia passione è spingere le aziende verso l'innovazione" e cercare di fare in modo che nel Paese si creino le condizioni per agevolarle. Non a caso, rileva Dompe', "le industrie innovative, rispetto a quelle non innovative, vantano un +30% di produttività, un +90% di export dal 2001, indice cioè di crescita all'estero, e un +95% redditività. Non capisco come non si faccia a spingere su questo settore", si domanda il presidente di Farmindustria. In sintesi, "la capacità di connettersi al network e di rilanciare nel medio-lungo periodo la competitività nella propria specializzazione - conclude Dompè - sono le chiavi per il futuro. E' chiaro che questo tipo di investimenti richiede grandi tempi per fruttare e prevede incertezze. E che per mantenere gli impegni presi con l'industria è necessaria stabilità, non solo politica, nel Paese". Per il gruppo Marketing Farmaceutico, clicchi qui.