Si estende in Italia il network salvacuore

Cardiologia | Redazione DottNet | 26/09/2008 14:50

Il network 'salvacuore' è sempre più esteso: i tre quarti degli ospedali italiani sono in rete e nel 2007 si sono contati oltre 250 centri di emodinamica. Le coronarografie superano quota 265.000 e sono oltre 128.000 le angioplastiche, di cui il 90% con impianto di stent.

La mappa della rete per l'infarto si allarga anche alle aree del sud meno servite. Nella cardiologia invasiva si eseguono procedure di emergenza, con riapertura della coronaria colpevole dell'infarto che consente spesso di recuperare muscolo cardiaco e vite umane. La diffusione dei laboratori di emodinamica garantisce maggiore omogeneità di accesso all'angioplastica 24 ore su 24. La fotografia della rete, chiamata RETE IMA WEB è stata presentata a Bologna in occasione del XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia Invasiva e rivela un netto miglioramento rispetto al passato ma ancora differenze fra le varie regioni e province d'Italia. ''Sappiamo - spiega Corrado Tamburino, presidente della Società italiana di cardiologia invasiva - che un collegamento strutturato e permanente fra gli ospedali più grandi, dotati di UTIC e servizio di emodinamica, gli ospedali periferici e il 118 consente di garantire il miglior percorso di cura, riducendo soprattutto i tempi di intervento''. Infatti, i pazienti che passano attraverso il 118 giungono al laboratorio di emodinamica entro 20 minuti dall'arrivo in ospedale contro i 77 di chi si rivolge al pronto soccorso. Non solo: un network efficace diminuisce la mortalità dei pazienti. Secondo recenti dati, una organizzazione precisa consente di ridurre la mortalità del 4-5% rispetto alle aree prive della rete 'emergenza infarto'. In costante crescita in tutte le Regioni le angioplastiche primarie cioè eseguite in emergenza, che hanno superato i 22.000 interventi e sono aumentate del 15% rispetto allo scorso anno, e le procedure sulle arterie carotidi, che sono quasi raddoppiate nel giro di 3 anni attestandosi oltre i 3600 interventi. Oggi sono molte le province italiane in grado di garantire una rete ben strutturata e che vedono crescere il numero dei pazienti trattati, anche se, riferisce Tamburino, ''il Centro e il Nord sono generalmente ben organizzati, mentre al Sud esistono aree dove il network è in fase di attuazione''.

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