Boom di medici obiettori di coscienza sulla legge 194. Cgil: occorre un tavolo di confronto

Redazione DottNet | 06/09/2010 17:05

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"I dati sull'aumento esponenziale dell'obiezione di coscienza, contenuti nella relazione annuale in Parlamento del ministero della Salute sulla legge 194, riportano punte del 70-80% in diverse regioni per ginecologi ed anestesisti, e impongono un piano di contrasto per garantire l'effettiva attuazione della legge". E' quanto dichiarato, in una nota congiunta, da Massimo Cozza, segretario nazionale FpCgil Medici e di Cecilia Taranto, segretaria nazionale della FpCgil.

"Il Governo e le Regioni- continuano i due dirigenti- aprano subito un tavolo di confronto con i sindacati per l'effettiva attuazione della 194 su tutto il territorio nazionale, garantendo in ogni presidio la presenza 24 ore su 24 di un numero adeguato di medici ed infermieri non obiettori. Si tratta, proseguono di non penalizzare le donne, in particolare delle Regioni del Sud, i medici e gli infermieri che, non dichiarandosi obbiettori, vedono ricadere solo su di loro il lavoro per le interruzioni di gravidanza". Alla luce di queste premesse, i rappresentanti sindacali si fanno portavoce di tre proposte: "affidare la direzione dei presidi, nei quali si effettua l'interruzione, a chi non e' obiettore; introdurre il requisito della non obiezione per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori; coprire le carenze di medici ed infermieri non obiettori con l'attuazione da parte delle Regioni dell'istituto della mobilita', previsto dalla stessa legge 194". Per il gruppo La sanità che vorremmo, clicchi qui