Distrofia Duchenne, cromosoma artificiale apre strada a autotrapianto

Adelaide Terracciano | 08/09/2010 16:53

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Sarà un cromosoma 'à la carte'il prossimo passo per avvicinarsi alla terapia della distrofia muscolare di Duchenne. I ricercatori del team di Giulio Cossu, della Divisione di medicina rigenerativa dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, hanno avviato uno studio per correggere geneticamente le cellule muscolari distrofiche di topo proprio mediante un cromosoma artificiale umano, e procedere poi al trapianto autologo, cioè senza donatore. Il lavoro è finanziato da Parent Project Onlus, attraverso il Fondo Daniele Amanti, e la prima fase durerà tre anni. La distrofia muscolare di Duchenne, rara patologia che porta alla degenerazione muscolare in un bambino maschio su 3.500, è dovuta a una mutazione nel gene della distrofina, proteina con ruolo strutturale e regolatorio nella cellula muscolare. I vari approcci terapeutici per correggere geneticamente le cellule difettose di chi ne è affetto "incontrano degli ostacoli a causa della complessità di questo gene, come ad esempio la sua grande dimensione. Con il cromosoma artificiale il gruppo milanese, in collaborazione con i ricercatori giapponesi della Tottori University, intende creare - spiega una nota - uno strumento ad hoc per affrontare queste difficoltà".

Da una sorta di 'menù genetico' i ricercatori potranno scegliere sequenze codificanti per la distrofina, sequenze regolatorie, fattori di differenziamento e proliferazione, "per ingegnerizzare il cromosoma in laboratorio e inserirlo poi in mesoangioblasti, le cellule staminali muscolari che servono al trapianto". Con questo approccio, si dà la possibilità di correggere geneticamente i mesoangioblasti difettosi estratti dallo stesso paziente affetto da distrofia e procedere al trapianto autologo, evitando le complicanze del trapianto cellulare da donatore eterologo ed eliminando così il problema della compatibilità e le problematiche legate alla necessaria immunosoppressione. Il progetto di ricerca si affianca agli studi internazionali più promettenti per individuare una terapia. "La terapia con cromosoma artificiale potrebbe essere applicata a qualsiasi paziente ma è lunga, complessa e molto costosa - spiega Cossu - Noi tutti ci auguriamo che nel frattempo altre terapie geniche più immediate funzionino e, in questo caso, i pazienti che sono eleggibili dovrebbero iniziare il trattamento. Tuttavia questo approccio terapeutico dà sicuramente speranza a quel 20-25% di pazienti che hanno delle mutazioni meno comuni che rischiano di restare escluse dalle tecniche genetiche oggi in fase di studio". Il progetto è alla sua prima fase di sperimentazione sui topi. "Alla fine di questi tre anni vorremmo poter dimostrare che cellule umane corrette in questo modo sono in grado di formare distrofina in topi distrofici immunodeficienti. Non è pensabile in tre anni andare più lontano di così. Se tutto va bene, ci vorrà almeno il doppio deglianni prima di provare queste cellule sull'uomo". Il lavoro di Cossu riceverà, in tre anni, un finanziamento di 280 mila euro da Parent Project Onlus attraverso il Fondo Daniele Amanti nato nel 2009 per individuare e sostenere progetti di ricerca per le mutazioni meno frequenti tra quelle che causano la patologia. Un traguardo importante per l'associazione, e soprattutto per Fabio Amanti, ideatore del Fondo e padre di Daniele, un bambino di tre anni e mezzo a cui è stata diagnosticata una mutazione molto rara nel gene della distrofina a soli sei mesi. "Quando è stato istituito il Fondo Daniele Amanti, c'era la speranza che si riuscisse a fare qualche cosa per far partire uno studio per queste forme più rare della malattia. Ma c'era anche la paura di non farcela", commenta il papà di Daniele che, partito da un semplice appello su Facebook per aiutare suo figlio - subito raccolto e rilanciato da Cinzia Lacalamita con il suo libro 'Daniele. Storia di un bambino che spera' - ha raggiunto, in un anno e mezzo, oltre 20.000 sostenitori e raccolto più di 450.000 euro da destinare alla ricerca. "Oggi, grazie all'aiuto di tutte quelle persone che sono state e continuano a essere vicine a mio figlio Daniele, questa speranza si è concretizzata con l'avvio del primo progetto. Naturalmente questo è il primo passo per dare una possibilità in più non solo a Daniele ma anche a tutti i bambini che, come lui, presentano mutazioni molto rare". Per commentare clicchi qui

Fonte: Parent Project Onlus