Fazio, intramoenia da rivedere. Cgil e Anaao: la legge c’è, va solo applicata

Redazione DottNet | 08/09/2010 18:44

"Provvedimenti urgenti", all'insegna della trasparenza, per dare maggiore limpidità all'intramoenia in Italia. Ad accennare alla questione è il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. "Il rapporto pubblico-privato nella struttura pubblica" oggi è opaco "e va regolamentato meglio, con grande chiarezza e una limpida governance pubblica. La legge attuale è sicuramente migliorabile, ma al di là della legge si potrebbero forse adottare provvedimenti urgenti per definire meglio questa questione". Quello che è avvenuto a Messina è un caso drammatico, "che deve servire da monito molto severo per andare avanti. Ci impegneremo con le Regioni ma anche direttamente, con gli strumenti che abbiamo - assicura il ministro - per fare in modo che questo avvenga sempre meno. Questa - dice ancora Fazio - è la punta di un iceberg, che comprende appunto anche il fenomeno della non limpidità e trasparenza dell'intramoenia e le problematiche legate alla gestione nel privato di un malato che arriva in un ospedale pubblico".

 

"Apprezziamo la volontà del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, di regolamentare con grande chiarezza il rapporto pubblico-privato nel servizio sanitario nazionale, ma non serve cambiare la legge 120 approvata dal Parlamento nel 2007 con voto bipartisan, quanto piuttosto applicarla". E' quanto sostiene una nota congiunta della Cgil e della Fp-Cgil, secondo cui va "invece messa la parola fine alle continue proroghe alla legge, l'ultima scadrà il 31 gennaio 2011, che consentono ai medici pubblici di poter svolgere la libera professione anche nel privato". Per il sindacato, inoltre, va anche "reintrodotta l'obbligatorietà dell'esclusività di rapporto per tutti i medici pubblici, a partire da chi ha le maggiori responsabilità gestionali.

Perché se anche chi dirige il reparto appena esce dall'ospedale pubblico può operare nella clinica privata difficilmente si potrà avere limpidezza. Se invece per miglioramento della legge - prosegue la nota - Fazio intende quanto previsto nel Disegno di Legge sul Governo Clinico in discussione alla Camera -che permetterebbe a tutti i medici e gli operatori del servizio sanitario nazionale di lavorare liberamente nel privato con controlli effettivi ancor più evanescenti, ribadiamo la nostra contrarietà". In sostanza, è la tesi in casa Cgil, per difendere il diritto alla salute dei cittadini e per meglio tutelare i medici e gli operatori che "vogliono operare solo nel servizio pubblico con qualità del lavoro, c'è bisogno di una libera professione intramuraria svolta in una casa di vetro gestita dall'azienda pubblica negli spazi, nelle prenotazioni e nei pagamenti, senza più attività consentita anche nel privato, in primo luogo a tutela della trasparenza delle liste di attesa".

"Dopo avere taciuto su questioni che hanno importanti risvolti sulla sanità pubblica (manovra economica, sistema di selezione per l'iscrizione a Medicina, fallimento del sistema formativo medico) il ministro della Salute torna alla ribalta per annunciare 'provvedimenti urgenti per dare trasparenza alla libera professione intramoenia'". Partendo dai fatti di Messina. Ma qual e' il nesso? A chiederselo è il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Costantino Troise.

"Se - sottolinea Troise - come ha affermato Fazio 'quello che è avvenuto a Messina è la punta di un iceberg', segnaliamo al ministro che la base è costituita da un traffico, non regolato e nei fatti legittimato, di figure professionali universitarie che si auto attribuiscono indistintamente tutte le attività assistenziali. E da un clima, quello di un Policlinico che, secondo il senatore Pd Ignazio Marino, da 5 anni non presenta bilanci, e di un mondo universitario che gode di una sorta di extraterritorialità da leggi e contratti, che il ministro si guarda bene dal nominare e dal toccare".

"Cosa c'entra in questo contesto - è l'interrogativo di Troise - la libera professione intramoenia dei medici dipendenti, disciplinata da norme rigorose, legislative e regolamentari, che, correttamente applicate, costituiscono una matrice organizzativa nella quale le distorsioni e le speculazioni non sono possibili?".

Per il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, "è dove i controlli e il monitoraggio delle attività sono deboli o assenti che residuano sacche di opportunismo che sono non solo fuori legge, ma offensive di tutti i professionisti che quelle norme rispettano".

Il principale sindacato della dirigenza medica si dice quindi "disponibile a ogni confronto affinché l'istituto della libera professione intramoenia sia efficiente e rispettoso dei principi deontologici e di criteri di trasparenza nell'interesse dei medici e dei cittadini che ad essi si rivolgono".

"Se il ministro vuole parlare di libera professione intramoenia - conclude Troise - convochi le organizzazioni sindacali che da sempre sono a favore di una limpida governance pubblica. Se, però, vuole fare politica sanitaria guardi la chiesa e non il campanile".

Un business da 1,25 miliardi di euro, ma anche un'opportunità per i medici e per i cittadini, che possono scegliere da chi farsi curare. In sostanza una miniera d'oro per alcune strutture sanitarie, che però rischia di essere vanificata da una regolamentazione ancora poco chiara, con il conseguente rischio di scarsa trasparenza degli introiti e delle spese, e da macroscopiche differenze regionali.

E' questo l'ultimo quadro in chiaroscuro sulla libera professione intramuraria tracciato recentemente dall'Agenas, l'agenzia regionale per i servizi sanitari regionali, che oggi torna d'attualità dopo le dichiarazioni del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha sottolineato la necessitaà di modificare la legge, poco limpida e trasparente.

Secondo l'analisi dell'Agenas, l'80% dei ricavi di una struttura sanitaria per le prestazioni erogate deriva dalla libera professione che i medici esercitano in intramoenia (in media il 95% di tutti i camici bianchi, in ogni Regione). Una percentuale che, in contanti, si traduce in 1.258.163.000 euro nell'anno 2008, con una crescita del 79,6% rispetto al 2001.

Numeri importanti, che però per l'88% servono a coprire i costi. Sotto accusa, dunque, la legge attuale, pubblicata in G.U. nell'agosto del 2007 (Governo Prodi), che prevede che l'esercizio dell'intramoenia sia svolto all'interno di strutture pubbliche o private convenzionate, che le prenotazioni delle prestazioni in regime libero-professionale siano sempre gestite da personale dell'azienda sanitaria, e che gli onorari per l'attività libero professionale siano sempre riscossi sotto la responsabilità dell'azienda e concordati tra azienda e medici.

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