Dall'Espresso: la salvezza è un respiro

Redazione DottNet | 27/09/2008 14:08

 Se non si impegna sul serio, entro un mese potrebbe finire su una sedia a rotelle, senza più voce, con la maschera per l'ossigeno 24 ore su 24, o anche morire. Così si sono espressi i medici londinesi che hanno salvato Amy Winehouse alla fine di giugno, scoprendo che la rockstar aveva un enfisema, malattia che di solito colpisce persone di una certa età. Ma l'enfisema può devastare i polmoni di soggetti anche molto più giovani se questi, come Amy, ci hanno dato dentro pesantemente con le sigarette, con la cocaina, il crack e tutte le droghe che è possibile fumare.

 

Abitudini da rockstar a parte, le malattie respiratorie, questa malattia (che produce danni irreversibili) è provocata in otto casi su dieci dal fumo, così come la maggior parte delle bronco-pneumopatie cronico-ostruttive o Bpco, tra le quali rientrano le bronchiti croniche, alcune forme di apnee notturne e altro. Ma le Bpco, pur diffusissime, non sono le sole: in Italia le malattie respiratorie sono la terza causa di morte e le Bpco rappresentano il 50-55 per cento del totale. Colpa dell'inquinamento nelle città, causa di asme e bronchiti croniche innanzitutto ma anche delle degenerazioni più gravi, e colpa del fumo. È un'emergenza dai costi sanitari altissimi (il costo medio per un malato non grave è di 1.300 euro all'anno), che riguarda il 6-7 per cento della popolazione, ma che è ignorato dalla maggioranza di coloro che ne sono colpiti, a causa della mancanza di informazioni adeguate sui primi sintomi. E ciò è tanto più grave se si pensa che per le Bpco non ci sono terapie efficaci, e che è quindi particolarmente importante prevenirne l'instaurarsi e, una volta che si siano rilevati i sintomi, fare di tutto per evitare che il danno progredisca. L'enfisema in particolare, che è la forma della Bpco più tipicamente collegata al fumo, è causato dalla perdita di elasticità dei tessuti polmonari e dal conseguente deterioramento della funzione respiratoria, con formazione di vere e proprie bolle di aria e aumento del volume polmonare; via via che queste ultime si ingrandiscono, la respirazione peggiora sempre più, con ripercussioni su tutto l'organismo che vanno dalla dipendenza totale dalla somministrazione di ossigeno allo scompenso cardiaco fino all'immobilità (con relativo danno muscolare) e alla morte. I farmaci, principalmente broncodilatatori e cortisonici, riescono a migliorare la qualità della vita e ad attenuare i sintomi, ma nulla possono contro l'evoluzione, e anche i supporti nutrizionali e la rieducazione respiratoria non vanno oltre, almeno finora. Presto, però, potrebbero esserci novità, a partire proprio dai casi nei quali l'enfisema è allo stadio iniziale: lo studio Uplift, condotto su oltre 6.000 persone in 367 paesi, i cui risultati saranno presentati all'inizio di ottobre a Berlino al congresso della European Respiratory Society, sembra sancire l'efficacia del tiotropio, un farmaco dato per via inalatoria una volta al giorno, nell'arrestare l'evoluzione della patologia e nel migliorare la funzionalità respiratoria. Spiega Leonardo Fabbri, presidente del congresso e docente di medicina respiratoria dell'Università di Modena-Reggio Emilia: "Per la prima volta potrebbe esserci una molecola attiva, in grado di modificare profondamente la vita di milioni di pazienti". Quando invece la malattia è già in fase avanzata, una possibilità è il bisturi, con un intervento nel quale l'Italia è leader a livello mondiale: la riduzione del volume polmonare effettuato con una modalità mininvasiva grazie alla tecnica messa a punto a Tor Vergata dal gruppo di Tommaso Claudio Mineo, capo del Dipartimento di chirurgia toracica. Spiega Eugenio Pompeo, dello stesso Dipartimento, che con Mineo ha appena pubblicato su 'Chest' i dati ottenuti su una trentina di malati: "L'intervento, comunque condotto, apporta benefici che vanno oltre gli effetti sulla respirazione: lo si vede con chiarezza nel profilo dei grassi nel sangue, nel metabolismo, nello stato nutrizionale, perché la malattia danneggia tutto l'organismo e non solo i polmoni". Questo accade perché il fumo stesso non è causa di danno al solo sistema respiratorio, ma influenza tutti i distretti corporei. Sottolinea a questo proposito Leonardo Fabbri: "Chi fuma introduce in modo continuativo veleni che causano una vera e propria intossicazione sistemica, con ripercussioni su tutti gli organi, a loro volta aggravate dai deficit respiratori; il tutto alimenta un circolo vizioso che non può che favorire una serie di patologie: i fumatori hanno aumento in quasi tutti gli indici di rischio". L'intossicazione da fumo è dunque la causa scatenante di tutta una serie di altri malanni, primo tra tutti il cancro del polmone, responsabile di oltre 30 mila morti ogni anno solo in Italia. A rischio sono allora soprattutto i fumatori. Commenta Ugo Pastorino, responsabile dell'Unità operativa di Chirurgia Toracica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e tra i massimi esperti a livello internazionale della malattia: "L'unico modo per non avere un aumento del rischio è smettere di fumare, anche se si è già avanti con gli anni, anche se si pensa di fumare poco: solo così i valori rientrano nella norma. Per chi non ci riesce, per ora l'arma più efficace è la diagnosi precoce, che permette di individuare la malattia quando è ancora possibile intervenire. Oggi non ci sono metodi efficaci su persone asintomatiche, ma è probabile che in un futuro prossimo vi siano test dotati di una predittività soddisfacente". Tra questi, molta attesa c'è sui dati definitivi del reale valore predittivo della Tac spirale, oggetto di numerosi studi, e di altrettante polemiche. Si tratta di una Tac che individua lesioni anche molto piccole, senza però chiarirne la natura. Si è pensato che sottoporre i fumatori a un test periodico potesse contribuire a individuare i tumori in fase iniziale e su questo presupposto si sono fatti, in molti paesi, grandi studi, che hanno dato però adito a interpretazioni contrapposte. Spiega Pastorino: "I dati preliminari del progetto Dante italiano suggeriscono, per ora, che l'esame non ha influenza sulla mortalità per tumore, perché non è possibile, attraverso di esso, distinguere tra lesioni neoplastiche, pericolose, e altre che non lo sono. Il verdetto definitivo è atteso tra due-tre anni, quando saranno resi noti i dati di un grande studio americano e di altri studi europei, tre dei quali sono italiani. È comunque possibile che non sia nella diagnostica radiologica la soluzione del rebus". Per quanto una Tac possa essere sensibile, oggi sembra evidente che sono altri gli strumenti più adeguati per capire se un fumatore è o meno a rischio e se ha già iniziato a sviluppare un tumore: le dimensioni della lesione, di per se stesse, non dicono granché. Spiega l'esperto: "Ciò che fornisce realmente informazioni utili è la biologia del tumore. Negli ultimi mesi sono stati pubblicati studi che dimostrano che un esame genetico del sangue può aiutare a scoprire tracce (chiamate significativamente impronte digitali) del tumore quando non vi sono ancora segni clinici, grazie all'analisi dei frammenti di Rna (il cosiddetto microRna), o a individuare persone a rischio perché provenienti da famiglie con una componente ereditaria grazie a un'analisi di tutte le proteine presenti". La diagnosi precoce resta comunque l'obiettivo primario, anche perché sul fronte farmacologico non ci sono, purtroppo, novità di rilievo: lo studio che ha destato più interesse all'ultimo congresso dell'American Society for Clinical Oncology di Chicago, incentrato sull'anticorpo monoclonale cetuximab, ha mostrato che esso può assicurare un allungamento della vita dei malati più gravi di circa un mese.Qualcosa di più si muove, invece, sul fronte dell'assistenza ai malati. In particolare, la stessa Asco ha autorizzato Alcase, la principale associazione dei malati italiani, a tradurre le proprie indicazioni (il documento è scaricabile dal sito www.alcase.it). Inoltre la Fondazione dell'Associazione italiana di oncologia medica, insieme con la Società italiana di psiconcologia ha lanciato il progetto Inspire per fornire un aiuto concreto attraverso un numero verde (800 237 303) e la pubblicazione di due opuscoli per il malato (www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it).

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