Certificati online: concluso il monitoraggio. Martedì 14 settembre altra riunione della Commissione prima del via libera definitivo

Sanità pubblica | Silvio Campione | 12/09/2010 10:02

Certificati medici on line ai blocchi di partenza: l'ultimatum' del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, indicava, infatti, come data per la messa a regime del sistema, quella di metà settembre. E ora sembrano non esserci più grandi intoppi, almeno secondo i tecnici del ministero. 'I lavori della commissione di collaudo procedono a ritmi serrati, secondo i tempi di marcia previsti', spiegano. Appena sarà dato esito positivo alle verifiche e il meccanismo sarà ufficialmente in funzione, scatteranno anche le sanzioni per chi non si adegua.

Dopo un avvio rallentato e problematico, che ha visto i medici contrariati, in difficoltà ad applicare le nuove regole, la fase di verifica si sta concludendo, il tavolo per il collaudo (con rappresentanti dei ministeri della Pubblica Amministrazione, della Salute, dell'Economia, dell'Inps, dell'Inpdap, del Fnomceo, delle Regioni) si riunirà già martedì 14. Un incontro che segue solo di pochi giorni l'ultimo, avvenuto ieri. Insomma, si lavora per 'chiudere nel più breve tempo possibile, secondo i tempi previsti', fanno sapere i tecnici del ministero. Intanto venerdì la commissione 'ha preso atto della pressoché ultimata distribuzione delle credenziali di accesso (Pin) necessarie per l'invio dei certificati di malattia ai medici di famiglia, nonché del completamento dei servizi resi disponibili dalla piattaforma informatica ai medici, ai lavoratori e ai datori di lavoro”.

Ricapitolando, il punto cruciale della riforma, che riguarda 17 milioni di dipendenti e circa 180 mila medici, è la messa al bando della carta e l'obbligo per il medico d'invio dei certificati di malattia all'Inps attraverso il web, sistemi software o, ancora, se manca il pc o la connessione, tramite un telefono fisso o mobile. In proposito, la circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica dell'11 marzo 2010 riporta che 'l'inosservanza degli obblighi di trasmissione costituisce un illecito disciplinare, in caso di reiterazione può perfino comportare il licenziamento o, per i medici convenzionati, la decadenza della convenzione'.

Ma vediamo i dettagli: dalla verifica, realizzata da Formez Pa su incarico del Dipartimento per la Innovazione e la Digitalizzazione della Pa, è emerso che ''la distribuzione dei Pin alle 168 aziende è conclusa''. Palazzo Vidoni ricorda che ''il 100% delle Asl avevano attivato già ad agosto il piano di distribuzione dei Pin (e hanno medici già operativi), mentre lo stesso piano era attivato dal 73% delle aziende ospedaliere''. Il controllo, si precisa, è stato effettuato ''nel periodo intercorso tra il 9 agosto ed il 10 settembre e sono state contattate 167 (su un totale di 168, escluse le quattro Regioni aderenti alla Carta Nazionale dei Servizi- Cns) tra Asl ed Aziende Ospedaliere operanti sul territorio nazionale. Le amministrazioni che hanno partecipato e risposto in modo esaustivo all'intervista sono state l'82%, mentre il 18% delle organizzazioni ascoltate ha fornito dati parziali e a tutt'oggi non completi''. La rilevazione, chiarisce una nota, '' ha anche l'obiettivo di evidenziare quali siano state le motivazioni che hanno rallentato l'adeguamento alla nuova procedura, è rivolta alle Regioni e alle Province Autonome di Bolzano e Trento. Da notare che le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana hanno optato per il sistema Cns, potendo cioè  già effettuare l'invio telematico dei certificati senza attendere la consegna del Pin''. La ricerca, confrontata con i dati di attivazione rilevati dal Ministero dell'Economia, ha confermato, aggiunge la nota, ''che per molte aziende sanitarie la distribuzione ai medici di base è in fase di completamento, mentre risulta già avviata nella totalità delle aziende sanitarie intervistate, anche la distribuzione ai medici ospedalieri''. Gli ostacoli alla distribuzione, evidenzia Palazzo Vidoni, ''registrati principalmente nelle aziende ospedaliere, sono da ricondurre soprattutto a problemi organizzativi-burocratici interni alle aziende (reticenza dei medici a ritirare materialmente la busta contenente il Pin; periodo di ferie; dissenso dei sindacati; attesa di direttive definitive nel caso di alcune Regioni; problemi di natura tecnico-informatica, ma solo per un numero di casi molto limitato)''. Inoltre, la situazione varia da Regione a Regione (sempre escludendo e quattro regioni con Carta Nazionale dei Servizi): ''le Asl che risultano vicine al completamento del risultato obiettivo che si sono prefissate sono prevalentemente nelle Marche, Veneto, Piemonte, Sardegna, Val d'Aosta e Provincia Autonoma di Trento, mentre le situazioni più complicate risultano in Sicilia, Puglia e Campania''. Questo ricordando che, ''sul totale delle aziende che hanno completato le interviste, la 'quantità obiettivo' di medici da raggiungere è risultata pari a 93.000 credenziali di accesso''. "La Commissione – ricordano al ministero della Funzione pubblica - è composta da rappresentanti del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica e del Dipartimento per la Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero della Salute, del ministero dell'Economia e delle Finanze, dell'Inps, dell'Inpdap, della Fnomceo e della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”.  La richiesta dello Snami di partecipare alle riunioni della Commissione è stata respinta. Testa replica affermando che la Fnomceo non è un sindacato e che quindi non può tutelare le posizioni dei medici. Per il gruppo I nuovi certificati medici, clicchi qui.

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