Variante genetica favorisce dipendenza al fumo e aumenta rischi cancro

Pneumologia | | 14/09/2010 10:18

 

Condannati a fumare. Se è vero che con la forza di volontà si riesce comunque a dire no alla sigaretta, in un certo senso fumatori si nasce. La propensione a cedere al fascino magnetico delle 'bionde', e il rischio di ammalarsi di cancro al polmone, sono almeno in parte scritti nel Dna, 'stampati' nel patrimonio genetico che ognuno eredita alla nascita. Parola dei ricercatori della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, diretti da Tommaso Dragani, che hanno identificato il gene colpevole: il CHRNA5. Lo studio, tutto 'tricolore' e finanziato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), è pubblicato sul 'Journal of the National Cancer Institute' e completa l'opera iniziata con lavori condotti negli anni scorsi su migliaia di persone da maxi-consorzi scientifici internazionali. La scoperta offre una speranza in più ai fumatori pentiti che vorrebbero smettere. Adesso, infatti, i ricercatori hanno un nuovo bersaglio da colpire con farmaci mirati contro il responsabile genetico della dipendenza da nicotina, ma anche con la messa a punto di supporti psicologici più intensi.

"Con questa ricerca su 'Jnci' abbiamo finalmente identificato il gene coinvolto, il CHRNA5, e il meccanismo molecolare responsabile dell'attitudine alla nicotina - spiega in una nota Stefania Falvella, prima autrice dello studio - In sostanza, abbiamo scoperto che varianti presenti nel Dna degli individui a più elevato rischio sia di cancro polmonare che di abitudine al fumo causano una riduzione dei livelli del prodotto di questo gene". "Finora - ricorda Dragani - era stata individuata un'ampia regione del cromosoma 15 contenente 6 geni e associata all'abitudine al fumo di sigaretta, al rischio di cancro polmonare e di malattie vascolari. I ricercatori non erano però riusciti a individuare il singolo gene coinvolto, né a capire il motivo per cui alcuni individui hanno una maggiore predisposizione a fumare sigarette rispetto ad altri". Confrontando il Dna dei forti fumatori con quello dei non fumatori, e il Dna di persone sane con quello di persone con un carcinoma polmonare o con malattie vascolari, gli studi precedenti avevano permesso di individuare in modo chiaro e inequivocabile l'esistenza di un preciso legame fra il genoma e i comportamenti nei confronti del tabacco. L'anno scorso, poi, il gruppo dell'Int, sulla rivista 'Clinical Cancer Research', aveva confermato ed esteso i dati dell'associazione tra la regione del cromosoma 15 e il rischio di tumore polmonare anche nella casistica italiana, e aveva dimostrato che due dei geni localizzati in questa regione (CHRNA3 e CHRNA5) erano associati anche ad alterazioni dei livelli quantitativi di espressione nel tessuto tumorale polmonare rispetto al tessuto normale. Grazie alla scoperta 'made in Italy', "potrebbero esserci fin da subito tre ricadute concrete", assicura Dragani. "Innanzitutto, attraverso l'analisi del Dna, possibile anche a partire da una goccia di sangue o da un po' di saliva, possiamo individuare le persone con una predisposizione genetica alla dipendenza da nicotina. Inoltre, i fumatori con la variante genetica di rischio potrebbero avere maggiori difficoltà a smettere e, per avere una maggiore percentuale di successo, potrebbero seguire dei percorsi terapeutici e psicologici personalizzati (più intensi e accurati). Infine, potrebbero essere disegnati nuovi farmaci diretti specificamente contro il gene CHRNA5, da destinare solo alle persone selezionate con test genetico". Il nuovo studio, commenta Marco Pierotti, direttore scientifico della Fondazione Irccs Int del capoluogo lombardo, "rappresenta un importante approdo dell'attività di ricerca più che ventennale di Tommaso Dragani, riguardante la predisposizione ai tumori polmonari. Si tratta di un'ulteriore, significativo contributo che, a fianco delle campagne e dei provvedimenti legislativi contro il fumo, consente di affinare ulteriormente l'efficacia del contrasto al tabagismo", è convinto l'oncologo. "Questo ottimo risultato - conclude Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico dell'Airc - dimostra quanto la ricerca della nostra associazione sia concreta e abbia ricadute importanti sulla vita della collettività. Lo studio dei geni si traduce in prevenzione primaria, strumento principe per ridurre l'insorgenza e lo sviluppo del cancro".

Bibliografia: Stefania Falvellaet al. Promoter Polymorphisms and Transcript Levels of Nicotinic Receptor CHRNA5. JNCI J Natl Cancer Inst (2010) 102(17): 1297 doi:10.1093/jnci/djq348

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