Dal Corriere della Sera: Il dolore alla spalla si scioglie nell'acqua

Redazione DottNet | 28/09/2008 08:33

 Un dolore alla spalla, che spesso dura mesi. Che magari di giorno limita solo un po' i movimenti, ma che di notte si fa sentire di più. Sono i sintomi più frequenti della "tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori", cioè della formazione di calcificazioni sui tendini dei muscoli che si inseriscono nell'articolazione scapolo-omerale, quella fra braccio e spalla.

  Per questo problema esistono diverse soluzioni. La prima è aspettare che passi: la calcificazione può rompersi spontaneamente e essere riassorbita. In questo caso se si è fortunati il disturbo non torna più, ma se si è meno fortunati tende a diventare cronico. Altre possibilità sono rappresentate da diversi trattamenti: la ionoforesi, le onde d'urto (le stesse che si usano per i calcoli renali), oppure l'intervento chirurgico in artroscopia (eseguito cioè senza "aprire" la spalla) per asportare la calcificazione. Un'ulteriore alternativa è un piccolo intervento di "radiologia interventistica". «Si tratta di una tecnica concettualmente molto semplice che si esegue sotto guida ecografica — spiega Giovanni Serafini, primario di radiologia all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (Savona), che ha inventato il metodo e che lo pratica ormai da undici anni —. L'operazione è in anestesia locale e consiste nell'introduzione di due normalissimi aghi nella spalla: con uno s'inietta soluzione fisiologica, che scioglie la calcificazione; con l'altro si aspira subito dopo la "polvere" che si è formata. Il paziente dopo l'intervento deve aspettare in ospedale circa un'ora per smaltire gli effetti dell'anestesia, poi può andarsene a casa, anche guidando la propria automobile, e tornare a lavorare entro 48 ore, anche se svolge un lavoro con impegno fisico, come quello del muratore o dell'idraulico». com'è possibile che la soluzione fisiologica sciolga la calcificazione? «La calcificazione in realtà non è affatto "dura", bensì costituita da un materiale molto più friabile, simile al gesso che si usa per scrivere alla lavagna, e molto idrofilo, cioè pronto a sciogliersi rapidamente in acqua» precisa l'esperto. E non c'è un limite alla grandezza delle calcificazioni perché si possa eseguire questa terapia. «Ne abbiamo asportate anche di grandi come un uovo. Più la calcificazione è grossa più è facile ». Quali i vantaggi rispetto alle altre cure possibili? «La ionoforesi — dice Serafini — richiede decine e decine di sedute per rimuovere calcificazioni di grosse dimensioni. Le onde d'urto devono essere eseguite con macchinari adeguati e sono piuttosto dolorose. L'artroscopia è un vero intervento chirurgico, con tutto quello che ciò comporta, compreso un periodo più o meno lungo di riabilitazione dell'articolazione». Infine il vantaggio è anche economico: il trattamento, a carico del Servizio sanitario, costa circa 100 euro».

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