Fazio, ospedali accorpati per centri maternità. Troppi cesarei per scelta difensiva dei medici

Ginecologia | Redazione DottNet | 19/09/2010 19:42

Dopo i recenti episodi di malasanità e le polemiche sull'uso eccessivo del taglio cesareo dai ginecologi italiani, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha deciso di intervenire annunciando l'intenzione di accorpare gli ospedali più piccoli per creare dei centri maternità più efficienti ed avanzati. Ma questo è solo uno degli interventi che il Ministero sta predisponendo per rendere ancora più sicuro il parto in Italia e limitare l'uso del cesareo. Come si apprende da fonti del Ministero, nell'incontro con le Regioni del 22 settembre, si parlerà anche della Commissione parto, che sarà composta da membri ministeriali e regionali, e del piano per ridurre il cesareo e promuovere il parto naturale. Intanto entro dicembre dovrebbero essere pronte le linee guida sul cesareo che sta elaborando l'Istituto superiore di sanità.

 Per quanto riguarda l'eccesso di parti cesarei, per Fazio si tratta di una decisione che 'in parte è dovuta a una scelta difensiva di molti medici che optano per il cesareo piuttosto che rischiare complicazioni con il parto naturale. Un problema in più potrebbe nascere nei piccoli centri maternità in cui avvengono meno di 500 parti all'anno. La donna al momento del parto ha bisogno di una struttura adeguata e di un team in grado di far fronte a possibili emergenze. Nei piccoli centri non sempre si può garantire tutto ciò'. Il progetto, spiega il ministro Fazio in una intervista, è di puntare su centri sempre più efficienti e tecnologicamente avanzati, chiudendo le strutture al di sotto dei 500 parti, ma salvaguardando i centri delle comunità montane e quelli che non si possono chiudere perchè sono gli unici dell'area. Per i ginecologi va bene pensare ad un piano di accorpamento dei piccoli centri maternità a patto che prima si definiscano i requisiti indispensabili che deve avere un centro nascita, grande o piccolo che sia. 'E' importante che prima siano stabiliti i requisiti - dice Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) - Una volta fatto questo, allora si potrà parlare di una politica di accorpamento intelligente, pensando non solo alle risorse umane ed economiche, ma anche all'area geografica e alla disponibilità del 118'. Quanto all'utilizzo dei parti cesarei, Vittori precisa che si tratta di un dato 'che deve essere preso non per punire i medici ma come indicatore del bisogno di aiuto dei punti nascita, che magari cercano di compensare alcune carenze. Non si può imporre il parto naturale - precisa - senza dare le risorse adeguate per poter fare a meno del cesareo. Come ginecologi siamo favorevoli a che vi sia un tavolo al ministero sul parto, ma vorremmo essere ascoltati anche noi per contribuire e decidere insieme'. Per commentare, clicchi qui.

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