Fazio, meno errori con i controlli. Cimo: i medici tornino a fare i medici

Sindacato | Redazione DottNet | 22/09/2010 20:31

Per ridurre il rischio di errori in ospedale ed "evitare che si verifichino episodi come quelli letti in questi giorni sui giornali", "ci si deve lasciar guidare da controlli computerizzati e procedure blindate, nell'interesse del buon funzionamento delle strutture e soprattutto dei cittadini". Ne è convinto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ne ha parlato alla presentazione del I Corso di formazione a distanza per i farmacisti sulla "sicurezza dei pazienti e la gestione del rischio clinico", al ministero.

Quello della sicurezza e dei controlli è, secondo Fazio, "uno dei settori, in questa società così computerizzata, in cui lasciar spazio alle tecnologie. Certo, per quanti controlli e feedback ci possono essere, gli errori possono accadere lo stesso - ammette - ma sono sempre meno, perché le procedure sono sempre più standardizzate". "Affrontare il problema del rischio clinico - prosegue - significa mettere a sistema i meccanismi necessari per evitare che si verifichino episodi come quelli letti sui giornali in questi giorni".

 "E' necessario che i medici tornino ad essere tali, ad esercitare la loro professione e non a fare i dirigenti: è questo il rimedio alla malasanità". Così ha dichiarato il presidente di Cimo-Asmd, Coordinamento italiano medici ospedalieri e Associazione sindacale medici dirigenti, Riccardo Cassi dopo le soluzioni proposte dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per arginare i recenti casi di cronaca che hanno riguardato gli ospedali italiani. Cassi ha lanciato inoltre un appello al ministro affinché "blocchi il ministro per la Pubblica amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, e le Regioni che in questi giorni cercano di imporre un unico contratto per medici, dirigenti della sanità e dirigenti delle Regioni". "Dal 1996 ad oggi i medici del Sistema sanitario nazionale sono stati progressivamente omologati ai dirigenti pubblici e alla fine di ogni anno vengono giudicati solo per quanto hanno fatto risparmiare alle Aziende e non per le loro capacità professionali- ha aggiunto Cassi- da oltre 10 anni, inoltre, si diventa direttori di struttura scelti dal direttore generale in base a criteri di capacità gestionali: essere bravi professionisti non conta, è necessario essere i più bravi a obbedire alle direttive regionali ed aziendali". Per il presidente Cimo "questo sistema è fallito, i medici devono essere valutati per quanto sanno fare, deve essere ripristinata una gerarchia di merito, devono essere incentivati la formazione e l'aggiornamento". Sono 242 con 163 decessi, in totale, i casi italiani di malasanità che la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario sta esaminando dal dicembre 2009. Più della metà sono al sud. Dei 242, 186 casi sono "presunti errori" che hanno comportato 123 decessi. Nella classifica regionale, le ultime posizioni vanno a Calabria (64 casi e 50 decessi), Sicilia (52 casi e 38 decessi), Lazio (24 casi e 14 decessi), anche se scorrendo solo i "presunti errori" il Lazio è preceduto dalla Campania (con 12 casi e 9 decessi). La regione migliore sono le Marche (1 caso e nessun decesso).
La somma dei casi in Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Campania (147 casi) corrisponde al 60% del totale. Per il gruppo Libertà professionale, clicchi qui.

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