Ginecologi: il parto in Italia è sicuro, niente allarmismi. Ma le pazienti sono tese

Redazione DottNet | 23/09/2010 19:30

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Dal nord al sud dello stivale le sensazioni e i riscontri sono gli stessi: nelle pazienti c'è grande confusione e medici sono dieci, cento volte più tesi. A raccontarlo sono gli stessi ginecologi che lavorano negli ospedali italiani, grandi, piccoli o medi che siano. 'Le pazienti sono confuse - spiega Claudio Giorlandino, presidente della Società italiana di medicina materno-fetale - perché registrano una grossa dicotomia tra ciò che si dice e ciò avviene. Da un lato infatti si dice che in Italia si fanno troppi cesarei, ma gli episodi riportati in questi giorni di clamore mediatico si sono verificati perché il cesareo non è stato fatto o lo si è deciso troppo tardi. C'è una pressione ingiustificata e un attacco esasperato. I politici dovrebbero rimanere fuori dalla sala parto.

La pressione sul parto naturale sta demonizzando il cesareo'. Anche Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo), conferma queste sensazioni. 'Da più giorni - racconta - sto raccogliendo confusione, incertezza e preoccupazioni da tutti i colleghi che lavorano in 'periferia'. Tutti chiedono di definire le regole. La cosa positiva è che questi episodi di cronaca hanno permesso di mettere in moto processi per modificare la situazione dei punti nascita, come da tempo chiedevamo'. Ma a lavorare sotto tensione e grande pressione i ginecologi sono abituati a farlo da tempo. 'A quasi tutti i medici nella loro carriera - racconta Luigi Merico, dirigente di secondo livello del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Perrino di Brindisi - prima o poi capita di subire un procedimento penale, e quindi si è un po' sempre sul chi va là. Da anni lavoriamo così'. Anche all'azienda ospedaliera universitaria di Cagliari, dove convergono molte gravidanze a rischio, e dunque i medici sono 'abituati a queste situazioni - spiega Gian Benedetto Melis, ex responsabile della struttura di ginecologia e ora direttore sanitario dell'ospedale - la mattina si arriva tesi e attenti. Non c'è un clima tale da modificare la nostra attività quotidiana, ma l'attenzione è decuplicata. Quello che però facciamo da anni è di tenere riunioni periodiche con gruppi di lavoro su ogni fase della gravidanza insieme alle pazienti. In questo modo la donna non solo è informata su quello che la aspetta, ma non si sente abbandonata ' "Fermiamo il 'panico' che dilaga tra le donne in gravidanza che stanno per partorire nel nostro Paese. La ginecologia italiana è sana: e questo è dimostrato dal fatto che in Italia si registra la più bassa mortalità materna e mortalità e morbilità neonatale". Lo ricorda Massimo Moscarini, presidente dei ginecologi universitari italiani (Agui) e responsabile dell'Unità di ginecologica dell'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, convinto che i recenti drammatici fatti di cronaca abbiano fatto aumentare nelle partorienti la preoccupazione di dover affrontare questo evento. E proprio di emergenza cesarei in Italia si parlerà in una tavola rotonda lunedì 27 settembre in occasione del 18esimo Congresso nazionale dell'Agui a Roma. "Credo che i media - dice Moscarini - così come correttamente riportano la cronaca di questi drammatici episodi di malasanità, debbano anche parlare alle donne e tranquillizzarle sul fatto che partorire in Italia non significa, oggi, entrare in un tunnel nel quale non si sa cosa ci sia alla fine. Ma, allo stesso tempo, credo che le Istituzioni debbano interpretare questi episodi come 'campanelli d'allarme' che testimoniano la necessità di un intervento deciso". Per Moscarini, "la sola condanna del fatto, così come la giusta punizione degli eventuali colpevoli, non è assolutamente sufficiente. In medicina non esiste il rischio zero e il parto, pur essendo un evento fisiologico, a volte è gravato da incognite improvvise: è per questo che è fondamentale che la donna sia assistita in una struttura e da personale altamente specializzato". Anche perché sempre più spesso "le partorienti hanno più di 35 anni e quindi sono da considerare già più a rischio", dice l'esperto convinto che Regioni e aziende ospedaliere debbano impegnarsi nella riorganizzazione della rete sanitaria anche riducendo le strutture. E infine la questione dei cesarei, per i quali l'Italia detiene il record in Europa. "Ma anche in questo caso non basta 'condannare' bisogna capirne le cause. Ci sono diversi motivi dietro a questo dilagare dei cesarei: innanzitutto organizzativi, medico-legali, sociali. Sono ad esempio ancora troppo poche strutture che assicurano l'analgesia epidurale durante il travaglio che toglie alle donne l'ansia del dolore", conclude Moscarini. Per commentare clicchi qui.