Farmaci antiacidità come alternativa alla chemioterapia

| 27/09/2010 19:02

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Sembra troppo semplice per essere vero, eppure in un futuro troppo lontano potrebbe diventare la nuova terapia alternativa alla chemioterapia: i farmaci antiacidita', gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato sono il nuovo filone cui si stanno dedicando diversi scienziati, perche' efficaci, senza effetti collaterali e con costi molti piu' bassi. A fare il punto della situazione sono stati gli scienziati riunitisi all'Istituto superiore di sanita' (Iss), in occasione del primo simposio dell'International society for proton dynamics in cancer (Ispdc).

Questo nuova terapia si basa su un approccio diverso da quello adoperato finora, perche' parte dall'assunto che i tumori sono acidi. 'L'acidita' e' un meccanismo che il cancro usa per isolarsi da tutto il resto, farmaci compresi - spiega Stefano Fais, presidente Ispdc e membro del dipartimento del farmaco dell'Iss - Ma le cellule tumorali, per difendersi a loro volta da questo ambiente acido, fanno iperfunzionare le pompe protoniche che pompano protoni H+. Se si bloccano queste pompe, la cellula tumorale rimane disarmata di fronte all'acidità, e finisce per morire autodigerendosi".

Usando quindi degli antiacidi, anche generici, come gli inibitori della pompa protonica, generalmente adoperati per le ulcere gastriche si puo' curare il cancro. "A differenza dei chemioterapici - continua Fais - questi farmaci non hanno effetti collaterali e hanno dei costi molto piu' bassi. Basti pensare che quelli usati con la target therapy, che provocano tossicita' e resistenza nel paziente, costano 50-60mila euro l'anno a malato. Con questa terapia invece il costo annuale sarebbe di circa 600 euro con il generico, e di 1200 con quelli di marca. Ma le industrie farmaceutiche al momento non sono molto interessate a questo tipo di approccio'.

Nonostante cio', l'Iss e' riuscito a far partire i primi due trial clinici del genere in Italia: uno presso l'Istituto dei tumori di Milano per il melanoma su circa 30 pazienti, e l'altro presso l'università di Siena per l'osteosarcoma su 80 pazienti.

"I risultati sono molto incoraggianti - prosegue Fais - perché‚ questi farmaci, associati ai chemioterapici, hanno migliorato la risposta del paziente alla terapia, anche nei casi in cui non funzionava piú, o di metastasi o recidive. Ma i dati devono essere confermati su un numero piu' ampio di pazienti e serve il supporto delle case farmaceutiche". Lo stesso di approccio e' stato utilizzato anche presso la Fudan University di Shangai per il cancro al seno, mentre al Cancer Center di Tampa in Florida si sta sperimentando l'impiego del bicarbonato assunto per bocca. A Tokyo invece l'universita' di Edobashi sta studiando sui sarcomi una vecchia molecola, l'arancio di acridina, che si concentra negli organuli acidi della cellula e dopo uno stimolo luminoso ai raggi X si trasforma in un composto altamente tossico per le cellule tumorali. 'Ma la vera svolta - conclude Fais - sara' se avremo l'approvazione per uno studio clinico in cui useremo solo con gli inibitori della pompa protonica, senza chemioterapici. Cosi' dimostreremo la loro efficacia e la possibilita' di usarli come alternativa alla chemioterapia'.