Troppe denunce, medici assediati dai pazienti: un terzo della loro vita la trascorrono sotto processo.

Redazione DottNet | 01/10/2010 09:49

Medici assediati dalle denunce dei pazienti. Il trend dei contenziosi per errori professionali, da tempo in costante aumento, nell'ultimo mese sembra infatti aver toccato livelli di guardia. "Anche se non e' possibile quantificarlo, dopo il caso della lite in sala parto a Messina, il numero dei professionisti denunciati è in progressivo aumento. Tanto che un medico su quattro ha ultimamente confessato di aver accarezzato l'idea di mollare il camice. Per paura che dietro ogni paziente si nasconda una denuncia, e quindi un nemico". E' il quadro tracciato Salute da Maurizio Maggiorotti, presidente Amami, l'Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, che nelle ultime settimane sta raccogliendo "numerose lamentele" da parte dei camici bianchi.

 Lamentele che hanno origine proprio dal clima che si sta creando in corsia, tra cittadini allarmati dagli ultimi casi di presunta malasanità e i professionisti sempre più impauriti dalle denunce dei pazienti. L'Amami stima che oltre l'80% dei chirurghi ha ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per presunta malpractice durante il corso della vita lavorativa. "Considerando la durata dei processi - spiega Maggiorotti - possiamo affermare che i camici bianchi italiani trascorrano un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Tuttavia, l'esperienza attuale ci porta a considerare che l'80% dei processi per malpractice (a livello penale) si conclude con l'assoluzione del medico imputato". In campo civile, invece, l'80% delle domande di risarcimento viene accolta, "ma - sottolinea Maggiorotti - alla fine il risarcimento equivale al 10% della richiesta iniziale". Difficile però una quantificazione precisa. "Al momento - sottolinea il presidente dell'Amami - non esistono dati reali sull'argomento. Gli unici dati disponibili provengono dall'Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che considera sinistro ogni semplice richiesta di risarcimento o informazione di garanzia a prescindere dalla colpevolezza del medico. Altri dati sono forniti dal Rapporto Pit Salute del Tribunale del malato che raccoglie esclusivamente le segnalazioni dei pazienti anno per anno, rivolte a strutture sanitarie o singoli operatori medici e paramedici". Troppo poco per l'Amami, che chiede l'istituzione di un Osservatorio dell'errore e del contenzioso paziente-medico. "Siamo in costante contatto con il ministero della Salute per cercare di creare questo Osservatorio. Solo così - sottolinea Maggiorotti - si potranno ottenere i primi dati reali del fenomeno". Ma l'associazione chiede anche l'assicurazione obbligatoria per le strutture sanitarie, e l'introduzione di una norma che renda obbligatorio il ricorso preventivo per risolvere queste controversie al di fuori delle aule dei tribunali. Secondo gli ultimi dati dell'Ania, l'ammontare delle denunce e le relative aperture delle pratiche di risarcimento dei sinistri in area medica (contro Asl e singoli medici) è passato da 9.567 del 1994 a 29.597 del 2008. Circa il 200% in più. Una crescita esponenziale accompagnata da quella parallela dei premi assicurativi pagati da Asl e medici, passati dai 35 milioni del '94 ai 453 milioni del 2007. Sempre secondo l'Ania, oltre all'aumento del numero delle denunce, si è registrato anche un allungamento dei tempi necessari per arrivare alla definizione del sinistro, a causa dei frequenti contenziosi giudiziari e del periodo necessariamente lungo per avere una valutazione completa e definitiva dell'eventuale lesione fisica subita. Per arrivare ad almeno il 95% dei sinistri liquidati devono infatti passare circa 15 anni dalla data di protocollazione (cioè dall'anno in cui l'assicurazione viene a conoscenza del danno). Per i sinistri denunciati nel 2008, meno del 10% è stato liquidato a oggi. Le assicurazioni stanno diventando un vero e proprio 'salasso' per i medici. Secondo una stima dell'Amami, negli ultimi 15 anni le compagnie di assicurazione hanno aumentato il costo dei premi per le polizze del 250%. Un costo che per alcuni camici bianchi diventa altissimo, ad esempio per i ginecologi e i chirurghi plastici. "Questi specialisti possono arrivare a pagare fino a 10 mila euro l'anno. Dieci volte di più di quanto paga un medico di famiglia o uno pneumologo". A completare il podio dei camici bianchi che pagano di più per le assicurazioni troviamo gli ortopedici e i chirurghi. "Mediamente un ortopedico - spiega il numero uno dell'Amami - paga almeno 4 volte di più, ad esempio, di un dermatologo. Diciamo che grosso modo il premio può variare dai 3 ai 5 mila euro l'anno". Ma lo stesso vale anche per i professionisti del bisturi. "Anche per i chirurghi - conclude Maggiorotti - i prezzi delle polizze sono 'pesanti'. Soprattutto per i cardiochirurghi e gli specialisti della chirurgia vascolare". Il clamore attorno ai fatti di cronaca che riguardano presunti casi di malasanità 'rischiano di minare l'immagine di competenza e qualità dei nostri medici facendo perdere la fiducia ai pazienti'. Lo dice il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco, convinto che si debba comunque perseguire 'la massima trasparenza sugli errori' non solo per dare risposte ai cittadini ma anche per 'correggere eventuali cattive organizzazioni, che spesso sono il terreno per i casi di malpractice'. 'Tutti i sistemi complessi che tutelano la salute - ci tiene a sottolineare - contengono in se' una quota di errori, e questa non è una tematica nuova'. Peraltro, aggiunge, 'il nostro è un sistema comunque buono e discretamente sicuro, in cui si fanno 12milioni di ricoveri l'anno e centinaia di milioni di prescrizioni, e che consuma meno risorse di altri Paesi'. Per rendere il servizio sanitario 'ancora migliore' bisogna intanto 'migliorare l'efficacia delle cure, promuovendo le buone pratiche, la formazione di linee guida e protocolli che aiutino i professionisti a prendere le decisioni. Decisioni che vanno sempre e comunque prese in autonomia e valutate caso per caso'. In secondo luogo si deve 'partire dagli errori per valutare dove e come sono insorti', in modo da poter elaborare 'puntuali correzioni dei loro determinanti'. Infine è importante, proprio per difendere il rapporto di fiducia medico-paziente, 'distinguere tra episodi di malpractice, cioè di errori dei singoli professionisti, e di malasanità', cioè di falle nell'organizzazione. Bisogna insomma cercare 'il punto di equilibrio tra il dovere della trasparenza, e la gestione della comunicazione con i cittadini, per non perdere la loro fiducia e riportare serenità in corsia e nelle sale operatorie'. Per commentare, clicchi qui.

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