Al via la campagna pro vaccino antinfluenzale, ma non a tutti piace. Inchiesta di Dottnet

Silvio Campione | 03/10/2010 12:52

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Vaccino sì, vaccino no. La campagna antinfluenzale è appena cominciata e già si contano le prime defezioni sul campo. Il partito dei contro sta ingrossando le fila, dopo l’esperienza della pandemia dello scorso anno, che, come si ricorderà, è stato un flop per tutti, escluso per le casse delle aziende produttrici del vaccino. E c’è il rischio che la disaffezioni aumenti quest’anno, soprattutto tra le categorie che dovrebbero invece tutelarsi, come personale medico e dipendenti pubblici: “Il vaccino è utile? – si chiede un medico di medicina generale, categoria che ha un ruolo di primo piano nella materia -. Probabile. Io lo prescrivo per una questione di coscienza e perché è mio dovere. Ma devo dire che in diversi casi l’efficacia è stata deludente”.

Il professionista ci porta l’esempio di anziani che, pur vaccinati, hanno lo stesso contratto l’influenza stagionale, di colleghi ospedalieri che al contrario non si sono mai tutelati e non sono stati contagiati dal virus. È una questione si anticorpi, di difese immunitarie, si dirà. Dipende, insomma, dal singolo, ma sta di fatto che sono in tanti a non volerne sapere della profilassi. I pediatri sono stati i primi a scendere in campo a favore dell’antinfluenzale e lo hanno fatto con un convegno a Firenze. È stata l’occasione per Fazio per annunciare l’avvio della campagna 2010-2011  con vaccino trivalente a partire dal primo ottobre  e comunque non oltre il 31 ottobre e, in ogni modo appena i vaccini stagionali saranno disponibili “con l'intento di precedere l'eventuale periodo di maggior diffusione del virus pandemico, previsto da novembre”, ha detto il ministro. “Noi abbiamo autorizzato le Regioni ad iniziare le campagne vaccinali, indicando le caratteristiche, quindi sono le Regioni che devono passare alla fase attuativa. Il Lazio, ad esempio, partirà il 15 ottobre”, ha spiegato ancora  Fazio. I vaccini di quest’anno contengono tre ceppi di virus: quello pandemico H1N1, il ceppo A H3N2 Perth che lo scorso anno ha girato pochissimo e il ceppo B Brisbaine che ha dato una coda lunga fino a fine stagione. “Normalmente l'influenza stagionale arriva a dicembre e raggiunge il suo picco a gennaio-febbraio; ma lo scorso anno il ceppo pandemico (cioè H1N1 n.d.r.) ha avuto il suo massimo a novembre. Per questo la decisione di anticipare la campagna”, ha precisato il ministro della Salute. Che sarà il primo testimonial del vaccino “perché  avendo raggiunto i 65 anni di età rientro nelle categorie considerate a rischio”, ammette il titolare del dicastero della Salute. A fargli compagnia Silvio Garattini: “Mi vaccinerò anche io - afferma Garattini - perché faccio parte anche io dei più esposti al virus. Bisogna comunque operare perché dove ci sono le sorgenti dei virus ci sia un'attività di bonifica”.  Garattini non ha mai nascosto le sue idee favorevoli a proposito dei vaccini: “Se il mondo occidentale avesse impiegato i soldi che ha speso per i vaccini per evitare i contagi tra uomo e animale nei territori a rischio e con condizioni igieniche precarie, l'aviaria sarebbe stata debellata per sempre”. Eppure, nonostante i solleciti a tutelarsi, non sembrerebbe così, almeno a giudicare dai numeri: c’è un sottobosco, neppure tanto nascosto, di persone che di vaccino non ne vogliono sapere. In occasione della campagna antisuina dello scorso anno, solo il 15% dei medici aderì alla profilassi: “Le vaccinazioni oggi in Italia sono come le streghe di qualche secolo fa, su cui si diceva di tutto", ha constatato amaramente  Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria, che nel corso di un workshop a Roma ha diffuso i dati di una ricerca condotta da Sanofi Pasteur MSD sulla percezione della vaccinazione sui social network in Italia. Una “fotografia” da cui questi farmaci escono piuttosto male: solo su Facebook - visitato ogni giorno da 8 milioni di persone - si contano 40 mila pagine e 1.200 gruppi sui vaccini, nel 95% dei casi caratterizzati da un'immagine negativa. Le cose non vanno meglio su YouTube (visitato da 7 milioni di utenti al giorno): a marzo c'erano 10 mila filmati sui vaccini, con 10 nuovi video ogni giorno, nel 90% dei casi negativi; o su My Space (2 mila pagine sul tema, nel 70% dei casi con un'immagine negativa). Un po' meglio su Twitter (che però in Italia conta appena 100 mila visitatori giornalieri): 70 mila pagine sui vaccini, solo per il 20% con un'immagine negativa. In generale, comunque, i social network (e la ricerca ha esaminato gli 8 più diffusi) sembrano “bocciare” inesorabilmente questo mezzo di prevenzione. "L'avversione nei confronti delle vaccinazioni è cosa antica – ci spiega  Giovanni Rezza del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità -. Basta guardare le 'vignette' ottocentesche sui presunti effetti del vaccino anti-vaiolo messo a punto nel 1796 da Edward Jenner". Immagini improbabili, che fanno sorridere, "ma il movimento anti-vaccinale può creare seri danni, come è accaduto nel caso della pertosse in Gran Bretagna negli anni '70", dice Rezza. Sarebbe, secondo Cristelli, tutta colpa della pessima comunicazione sui vaccini: “Scomparsa la figura dell'autorità che sa tutto, fioriscono miliardi di opinion leader sul web, dove si trovano informazioni confuse, vecchie, attendibili e non mescolate fra loro". Già, ma un contributo in negativo lo ha dato senza dubbio la vicenda del virus H1N1: "l'H1N1 non è stata una buona operazione per l'industria – ammette Cristelli -, in termini finanziari e di immagine". “Se su internet e i social network spesso si da' un'immagine negativa dei vaccini, la colpa non è dei cittadini, ma delle aziende e delle istituzioni che spesso non riescono a far capire loro il valore e la sicurezza delle vaccinazioni”, incalza  Walter Ricciardi, direttore dell'istituto di Igiene della Cattolica, in sintonia con Cristelli. “Il vaccino – spiega - è una tecnologia farmaceutica data a persone sane, soprattutto a bambini, che sono una delle fasce più fragili. Ma se si formano dei gruppi anti-vaccini, la responsabilità non è dei cittadini, ma delle aziende e delle istituzioni che sono incapaci di comunicare quanto siano sicuri”. Un aspetto, che , come dicevamo, rischia di compromettere l’efficacia della campagna 2010-2011. Per questo motivo al ministero della Salute si sta lavorando senza sosta per mettere a punto il piano vaccinale: “La bozza del nuovo piano è all'esame della commissione interregionale di prevenzione coordinata dalla Regione Veneto. Nel testo, che dovrebbe aggiornare l'ultimo piano vaccinale, ormai risalente al 2005, saranno compresi anche i vaccini per gli anziani e i lavoratori', conferma  Maria Grazia Pompa, del Dipartimento di Prevenzione del ministero della Salute. “Il piano vaccini 2008-2010 non ha visto la luce - precisa la dirigente - perché non ha completato l'iter con le Regioni. Ora si sta lavorando su questa nuova bozza, all'esame della Commissione interregionale di prevenzione, che speriamo possa essere pronta entro l'anno. Ci sarà anche un passaggio di confronto con le società scientifiche”. Per commentare clicchi qui.