Trapiantato primo cuore artificiale permanente pediatrico. Intervento eseguito al Bambino Gesù di Roma

Adelaide Terracciano | 04/10/2010 10:52

cardiologia pediatria

E' frutto di un lavoro di squadra l'intervento che ha permesso di impiantare, per la prima volta al mondo, un cuore artificiale permanente in un ragazzo di 15 anni, all'ospedale Bambino Gesù di Roma. Lo assicura il presidente della struttura ospedaliera romana, Giuseppe Profiti che, nel corso della conferenza stampa sul caso, ha ricordato che l'eccezionale operazione è avvenuta "a distanza di 24 anni dal primo trapianto di cuore pediatrico, eseguito sempre al Bambino Gesù". Per Profiti questa è solo una tappa, "seppure importantissima", che segna l'inizio dello "sviluppo concreto del cuore artificiale pediatrico". E' una vittoria che è stata possibile "grazie alla collaborazione di tutti", ha concluso.

La prognosi è ancora strettamente riservata - spiegano i medici - considerando le condizioni generali del paziente e il carattere innovativo dell'intervento. La novità di questa operazione è che si tratta di una soluzione permanente: non è quindi un intervento ponte in attesa di un trapianto. L'intervento di giovedì scorso è durato 8 ore ed è stato impiantato un cuore artificiale di 4 centimetri. Il cuore artificiale è stato inserito all'interno del ventricolo sinistro. L'apparecchio, una pompa idraulica attivata elettricamente, è collocato interamente all'interno del torace in modo da ridurre i rischi di infezione. L'alimentazione elettrica è realizzata attraverso uno spinotto collocato dietro il padiglione auricolare sinistro al quale è collegata la batteria che il paziente porta alla cintura. L'intervento realizzato al Bambino Gesù apre, secondo i medici, nuove prospettive terapeutiche e speranza di vita per tutti quei pazienti con patologie cardiache per le quali fino ad oggi resta essenziale un trapianto, e per quei pazienti (è il caso del ragazzo operato giovedì) non candidabili a ricevere un cuore da un donatore per problemi clinici. La particolarità della soluzione tecnologica e chirurgica adottata al Bambino Gesù sta nella ridotta invasività dell'apparecchio e nelle modalità di alimentazione che riducono i rischi infettivi, che rappresentano la prima causa di fallimento di queste soluzioni alternative fino ad oggi sperimentate. Il ragazzo operato a Roma era colpito da una malattia che ne impediva l'iscrizione in lista d'attesa per il trapianto di cuore. Da qui la scelta dell'ospedale romano di offrire al giovane paziente l'unica alternativa terapeutica al processo generativo che lo avrebbe portato brevemente alla morte.

Fonte: Adnkronos

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