Le infezioni più gravi si contraggono negli ospedali: troppi batteri farmacoresistenti

Redazione DottNet | 06/10/2010 10:17

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Il 7% delle infezioni gravi si contraggono in ospedale. E' quanto afferma Giampiero Carosi, direttore del dipartimento di Infettivologia dell'ospedale Civile di Brescia che però, non conoscendo il caso specifico, non vuole esprimere pareri sul caso della ragazza morta per setticemia a Bari dopo un intervento di routine per l'asportazione di una cisti al coccige. ''Le infezioni ospedaliere - spiega - insorgono durante il ricovero in ospedale o anche dopo le dimissioni del paziente. Elemento cruciale è l'emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico''.

 Gli ospedali sono, infatti, un ricettacolo di malattie e spesso i batteri che le causano sono farmaco resistenti proprio per il gran numero di farmaci prescritti nei nosocomi. ''In ogni caso - continua - è fondamentale la tempestività della diagnosi per abbattere le complicanze e i costi delle cure sia in termini umani che di degenza e terapia''. Verifica del quadro clinico generale del paziente, analisi del sangue mirate ai primi sospetti che qualche cosa non va, controllo della pressione arteriosa e dello stato di grave sofferenza del malato sono campanelli di allarme per eventuali setticemie in agguato che assieme alle polmoniti, le infezioni del tratto urinario e le battericemie sono tra le patologie infettive più gravi. Il ''re'' dei germi farmacoresistenti (mrsa) è lo stafilococco aureo, seguito dallo pseudomonas e dall'enterococco. ''In genere - sottolinea Carosi - in terapia intensiva si trovano molti più germi resistenti e dunque aumenta la possibilità di contrarre infezioni ospedaliere gravi. Infatti la maggior parte delle nostre consulenze riguardano pazienti ricoverati in questi reparti''. Clicchi qui per commentare.