Linee guida sulla riabilitazione: il nuovo piano punta sulla continuità assistenziale

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 06/10/2010 21:21

Sono più di due milioni e mezzo gli italiani con disabilità. Una popolazione in crescita, con bisogni assistenziali precisi. Per migliorare le loro condizioni di vita, e dare le risposte che ancora mancano, il ministero della Salute ha messo a punto il nuovo Piano di indirizzo sulla riabilitazione, presentato questa mattina dal ministro Ferruccio Fazio e dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Le linee guida, opera del Gruppo di lavoro istituito al ministero, aggiornano il sistema riabilitativo datato 1998, che presenta diverse carenze ed è a macchia di leopardo, con una distribuzione disomogenea delle strutture e dei servizi nella Penisola.

Le novità più importanti del Piano, spiega Fazio, "sono la multidisciplinarietà, ma soprattutto la continuità assistenziale e il percorso riabilitativo personalizzato, a seconda del danno riportato dal paziente". Il ministro sottolinea che "la prima, grande conquista e' stata dimensionare adeguatamente la riabilitazione ad alta specializzazione, che nella prima bozza dei livelli essenziali di assistenza era sottodimensionata. Nell'ultima riunione con le Regioni abbiamo poi proposto il monitoraggio dei Lea, compresi quelli sulle attività riabilitative". L'obiettivo è garantire che le nuove linee guida vengano applicate uniformemente su tutto il territorio, comprese quelle Regioni alle prese con i piani di rientro e la necessità di riorganizzare i servizi. "I luoghi di cura - prosegue Fazio - sono fondamentalmente la degenza, divisa in riabilitazione intensiva, ad alta specializzazione ed estensiva, e il territorio, dove ci sono diversi livelli di riabilitazione, da quella residenziale all'assistenza domiciliare integrata". Si vuole garantire la continuità assistenziale fra l'una e l'altra, ma "soprattutto il percorso individualizzato: un malato di cuore deve essere curato in un reparto di cardiologia per acuti, dotato di un collegamento con un reparto di riabilitazione in cardiologia. Il paziente non deve essere buttato sul territorio alla ricerca di una riabilitazione qualsiasi, che sarebbe inappropriata. Cioè, le mele con le mele, le pere con le pere", esemplifica il ministro, che aggiunge: "Il nuovo piano mette al centro il cittadino disabile nel suo complesso, non deve essere valutato solo l'organo che ha causato la disabilità". Il percorso riabilitativo individuale è portato avanti da un team multidisciplinare, di cui entra a far parte a pieno titolo il 'caregiver', cioè il familiare o la persona che assiste il paziente Vengono creati Dipartimenti ad hoc per la riabilitazione, garanti di un'integrazione organizzativa con le strutture private accreditate presenti sul territorio. Ogni Regione stabilirà la tipologia organizzativa o gestionale del Dipartimento. E, infine, l'attività fisica diventa parte integrante del percorso di riabilitazione, perchè aiuta a migliorare l'autonomia e la qualità di vita, combatte l'ipomobilità e favorisce la socializzazione. Per commentare clicchi qui.

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