Ginecologi: i centri parto vanno ridotti e assistenza 24H

Ginecologia | Redazione DottNet | 12/10/2010 21:25

I centri parto in Italia devono essere ridotti e quelli che restano devono garantire l'apertura 24 ore su 24, ogni giorno dell'anno. Il neonatologo, l'ostetrica e l'anestesista, devono essere sempre presenti, oltre al ginecoloco come gia' avviene oggi, cosi' come deve essere sempre possibile usufruire dell'analgesia epidurale e della diagnostica per immagini, di un laboratorio d'urgenza ed emotrasfusionale e deve essere possibile il trasporto d'emergenza di madri e neonati. Non importa quanti parti all'anno faccia un ospedale ma un punto nascita del futuro deve assicurare queste condizioni, per giustificare la sua esistenza. Il parto, inoltre, deve essere rimborsato dalle Regioni per una cifra che sia almeno tre volte superiore a quella attuale, mediamente, 1.500 euro.

 Almeno secondo quanto prevede la proposta delle società scientifiche della ginecologia italiana, Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) e Fesmed (Federazione sindacala medici dirigenti)  che sarà sottoposta al vaglio della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati e al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per la riorganizzazione di un comparto che 'è già tra i migliori al mondo'. La mortalità infantile è del 3,3 per mille e quella neonatale del 2,35 per mille. Le criticità, però, esistono e la prima tra tutte è l'alta percentuale di tagli cesarei: il 38% in media, vale a dire il tasso più alto d'Europa. La rete dei punti nascita, secondo Giorgio Vittori, presidente della Sigo, si regge su un sistema varato negli anni '60, quando nascevano 1,2 milioni di bambini all'anno. 'Oggi sono meno della metà - afferma Vittori - ma la situazione è più complessa per l'età delle madri che partoriscono il primo figlio, in media, a 35 anni'. Una rivoluzione che non può attendere, secondo gli esperti, i tempi del varo di una legge e allora sarebbe auspicabile l'istituzione di un'Authority. La proposta, però, non indica ne' il numero delle strutture da chiudere, ne' quello dei parti per anno necessari ad un ospedale per mantenere attivo un punto nascita. In questo campo, le ipotesi variano da 500 a 1000. 'Mille è il numero verso il quale si starebbe orientando il ministro Fazio - rileva Carmine Gigli, presidente della Fesmed - ed è una scelta sua. Se le Regioni hanno i soldi possono mantenere anche punti nascita con meno di 500 parti all'anno'. Secondo le società, sarebbero da rivedere, al rialzo, di almeno tre volte, anche i DRG del parto, i rimborsi che le Regioni restituiscono agli ospedali. Oggi, la cifra è compresa tra i 1.200 e i 2.000 euro. Una somma per la quale, 'considerando anche i soli costi di degenza - sottolinea il presidente della Sigo - l'ospedale va sotto'. Per una valutazione 'seria', Vittori prende come esempio la Danimarca, 'dove un parto è rimborsato con 4.000 euro'. Per commentare clicchi qui.

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