Italiani studiano collirio salva-vista contro retinite pigmentosa

Oculistica | | 13/10/2010 11:20

Un collirio nanotech salva-vista contro la retinite pigmentosa, malattia ereditaria che condanna alla cecità. La speranza arriva da uno studio italiano condotto sui topi, pubblicato su 'Pnas' e frutto della collaborazione fra il Cnr di Pisa, l'università degli Studi di Milano, l'università di Pisa, la Fondazione G.B. Bietti di Roma e l'azienda torinese Nanovector. Il team 'tricolore' - coordinato da Riccado Ghidoni della Statale milanese ed Enrica Strettoi del Cnr - ha sperimentato con successo una molecola (Myriocin) che promette di rallentare la degenerazione dei neuroni fotorecettori, le cellule bersaglio della malattia sulla retina. Gli scienziati hanno anche dimostrato l'efficacia di una via di somministrazione 'soft', alternativa all'iniezione intraoculare: nanoparticelle lipidiche 'caricate' di farmaco e usate in forma di gocce per gli occhi. La retinite pigmentosa - spiega una nota congiunta università Statale di Milano e Cnr - è una malattia genetica che causa la progressiva morte cellulare dei fotorecettori e sfocia in una cecità incurabile. Il trattamento farmacologico studiato dai ricercatori inibisce la morte cellulare agendo su una catena biochimica ben studiata in varie altre condizioni patologiche, ma mai nella retinite pigmentosa: quella che porta alla sintesi di una sostanza-messaggero chiamata sfingolipide ceramide.

Ogni passaggio di questa complessa catena è un potenziale (e finora inesplorato) bersaglio farmacologico per la retinite pigmentosa, sottolineano gli autori, convinti che questo studio pilota possa aprire nuove prospettive di trattamento per la retinite killer della vista. Un altro risultato messo a segno dal gruppo di cervelli italiani riguarda la via di somministrazione del farmaco, basata sull'impiego di nanoparticelle lipidiche usate sotto forma di colliri: una modalità decisamente meno invasiva, precisano gli studiosi, rispetto alle iniezioni intraoculari utilizzate in genere contro le malattie degli occhi. Le gocce oculari 'armate' con la molecola inibitrice sono state somministrate a topi che riproducevano in modo fedele la retinite pigmentosa umana, andando incontro a una progressiva degenerazione della retina. Il trattamento a breve termine negli animali ha abbassato i livelli di ceramide retinica, in modo simile a quanto facevano le iniezioni intraoculari. Le nanoparticelle, dunque, hanno funzionato come vettore per la somministrazione transoculare del farmaco. La somministrazione prolungata del farmaco ha inoltre aumentato la sopravvivenza dei fotorecettori, ne ha conservato la morfologia e ha migliorato la capacità della retina di rispondere alla luce. In conclusione, nei topi trattati la somministrazione del farmaco ha rallentato la degenerazione della retina e la progressione della retinite pigmentosa. Secondo gli autori, quindi, la via studiata può rappresentare un approccio terapeutico innovativo per curare anche nell'uomo questa malattia e altre patologie oculari.

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