Intramoenia allargata, proroga al 2013. Gli italiani giudicano i medici di famiglia, la sanità e gli ospedali

Redazione DottNet | 15/10/2010 09:49

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha convocato ieri le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Ssn per un confronto su possibili iniziative in tema di Libera professione intramoenia e ha proposto una proroga di due anni della data del 31 gennaio 2011 prevista come termine per l`attività intramoenia esercitata in forma allargata. Lo rende noto l'associazione dei medici dirigenti Anaao-Assomed, spiegando di aver "apprezzato la volontà espressa" da Fazio in tal senso.

 L`Anaao Assomed e le altre organizzazioni sindacali "hanno condiviso con il ministro l`utilità, nell`ambito delle norme legislative e contrattuali esistenti, di una intesa con le Regioni, che contribuisca alla loro corretta applicazione in tutte le aziende del sistema sanitario. Al fine di garantire equilibrio, anche con il concorso dell`Agenas, tra attività istituzionale, in termini di volumi e orario, e attività libero-professionale intramoenia all`interno della matrice organizzativa esistente". "L`Anaao Assomed è disponibile a collaborare per l`effettiva esigibilità del diritto dei medici all`attività intramoenia e di quello dei cittadini a scegliere liberamente, come già avviene in larga misura secondo i dati dell`Osservatorio Nazionale, il professionista di fiducia in un contesto di trasparenza che limiti la possibilità di comportamenti opportunistici", conclude l'associazione. "Un incontro utile e proficuo quello di ieri tra le sigle sindacali mediche e il ministro della Salute Ferruccio Fazio". Lo ha affermato Giuseppe Garraffo, segretario Generale Cisl Medici. "Al termine dell'audizione il ministro si è impegnato a predisporre un provvedimento in accordo con le Regioni per generalizzare le buone pratiche della libera professione nel rispetto della vigente regolamentazione contrattuale e legislativa e di tutte le forme di libera professione intramoenia". "Il ministro Fazio ha accolto le nostre richieste - ha aggiunto Garraffo - e in particolare la proroga di uno-due anni dell'intramoenia allargata, impegnandosi ad inserirla nel decreto mille proroghe, per ovviare alla scadenza fatidica del 31 gennaio 2011". "Un incontro positivo e concreto - ha concluso Garraffo - per cercare di diminuire le liste di attesa e rimettere ordine, con maggiore chiarezza, nelle varie forme di libera professione intramoenia, attuata in modi diversi a seconda delle diverse realtà aziendali e regionali della Sanità italiana".

Già, ma gli ospedali della Penisola come vanno? Funzionano bene per l'83% degli italiani. E con i medici di famiglia è amore per il 90% degli assistiti. Anche il 118 fa breccia nel cuore della popolazione, con il 76% dei giudizi positivi. L'entusiasmo si incrina un po' solo quando si parla di tempi d'attesa (il 72% da' almeno la sufficienza sul fronte ricoveri, ma la percentuale scende al 51% in riferimento all'attesa al pronto soccorso). E' la sanità vista con gli occhi degli italiani, un mondo perlopiù rassicurante, con le consuete differenze geografiche: al Sud i cittadini sono più insoddisfatti rispetto ai 'colleghi' settentrionali. E le Regioni restano sempre un puzzle di realta' diverse, dalla virtuosa Lombardia che fa felici i cittadini con una minore spesa pro capite, al Lazio che si distingue per minore efficacia ed efficienza. E' il quadro emerso a Milano, dalle elaborazioni del Criet (Centro di ricerca interuniversitario in economia del territorio) dell'università Bicocca sui dati dell'indagine Ipsos 'Gli italiani e la sanità e dell'Istat, mixati con i dati 2009 sulla spesa del Ssn (ministero della Salute). I sistemi sanitari regionali ai primi posti, secondo i ricercatori dell'ateneo lombardo, sono quelli di Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte. Regioni fra le quali si registra una forte differenza nel costo sostenuto per raggiungere le performance. Un esempio? Livelli di soddisfazione superiori di 9 punti percentuali rispetto alla media nazionale vengono raggiunti sia da Lombardia che da Emilia Romagna, ma alla Lombardia questo risultato costa 1.763 euro l'anno, all'Emilia 1.903. E si rischia l'aumento del gap Nord-Sud. Mentre il Settentrione, e in particolare l'Emilia e la Lombardia, vede in generale un miglioramento dei servizi negli ospedali, quasi tutte le regioni centro-meridionali registrano un peggioramento (-5 punti per Sicilia e Campania, -2 per il Lazio). Unica 'isola felice' la Puglia (nella media nazionale con un saldo positivo di 9 punti percentuali). I ricercatori registrano differenze anche nel confronto tra le regioni con le performance peggiori. La Campania, con una spesa procapite di 1.737 euro all'anno e unvalore medio dei servizi che èben 18 punti percentuali sotto il livello medio nazionale, fa un po' meglio del Lazio che, a fronte di un valore medio dei servizi di 10 punti percentuali sotto il livello nazionale, si piazza 18 punti sotto per quanto riguarda il rapporto qualità-spesa procapite (paria a 1.974 euro all'anno). In altre parole: i servizi non brillano per efficacia ne' in una ne' nell'altra regione, ma la Campania spende meno."La qualitàofferta non corrisponde necessariamente alla qualitàdomandata - commenta Angelo Di Gregorio, ordinario di Economia e amministrazione delle imprese in Bicocca e direttore del Criet - La soddisfazione del cliente del sistema sanitario dipendedalla vicinanza tra la qualità attesa e la qualitàpercepita nella prestazione ricevuta. E' necessario affiancare all'attuale metodo di misurazione degli standard di servizio, basato solo sull'offerta, un nuovo modello che tiene conto delle richieste espresse dalla domanda".Clicchi qui per commentare.

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