Le farmacie rubano spazio ai medici? Melis (Ursap) invoca l’intervento dell’Ordine

Silvio Campione | 17/10/2010 11:01

“l'Ordine dei Medici che cosa fa per tutelare i suoi iscritti contro l'avanzata delle Farmacie in Sanità?”. L’interrogativo lo pone Claudia Tulimiero Melis, Presidente di Ursap-Federlazio (Unione Regionale Sanità Privata) che non ci sta sui decreti  che assegnano alle Farmacie “compiti che sono esclusivamente dei medici specialisti presenti sul territorio, pubblici, privati e classificati”. Ricordiamo che la normativa in via di approvazione dà la possibilità alle farmacie di effettuare test di gravidanza, massaggi, fisioterapia, medicazioni, analisi.

Così da trasformarle in un polo sanitario territoriale integrato con gli altri servizi delle Asl. In farmacia si potranno prenotare anche le visite del medico specialista e le analisi, pagare il ticket e ritirare i referti diagnostici. Ma  si potranno pure contattare infermieri e fisioterapisti per prestazioni sanitarie in farmacia o casa propria, eseguire piccole analisi cliniche direttamente sul posto seguiti però da personale addetto. Attualmente, i decreti, elaborati, con la collaborazione delle associazioni professionali coinvolti e cioè della Fofi, della Fnomceo, dell'Ipasvi, dell'Aifi e della Fif - sono stati trasmessi alla Conferenza Stato Regioni e il loro esame dovrebbe essere calendarizzato per la fine del mese di ottobre. Incalza Melis: “Da una parte il Ministro si preoccupa di stabilire una soglia per assicurare la qualità delle analisi ai laboratori già regolarmente autorizzati e accreditati (200.000 analisi), dall'altra da' il via libera ai farmacisti per l'esecuzione delle analisi con test autodiagnostici che dovranno essere poi confermati dai 'veri laboratori”. “Dunque – aggiunge Melis -: doppia spesa pubblica in una sanità completamente politicizzata e con sprechi enormi inarrestabili. Per non parlare delle prestazioni di Medicina fisica e Riabilitazione che potranno essere svolte in uno spazio dedicato in farmacia e che escludono completamente il medico specialista di branca”. Secondo il presidente dell’Ursap “Questa politica sanitaria premia i più potenti, impoverendo professionalità e anni di studi dei medici che da decenni svolgono un lavoro in trincea sul territorio laddove erano inesistenti i servizi di Medicina specialistica”. Di diverso avviso, ovviamente, Annarosa Racca, presidente di Federfarma che afferma: “La farmacia potrà diventare un presidio nel quale il cittadino, oltre ai farmaci, trova anche una serie di servizi aggiuntivi di alta valenza socio-sanitaria, quali autoanalisi di prima istanza, e potrà offrire anche servizi a domicilio dei pazienti che risiedono all'interno di quella sede farmaceutica, collaborando con medici e altri operatori sanitari ai programmi di Assistenza Domiciliare Integrata. Questo significa che persone anziane e malati cronici non pienamente autosufficienti potranno ricevere farmaci e assistenza a casa propria dalla farmacia che presidia quel territorio. Ancora più di oggi la farmacia diventerà un punto di riferimento per la salute degli Italiani e soprattutto delle categorie più deboli, gli anziani e i malati cronici”. Insomma, ci si chiede, questa svolta epocale nel ruolo della farmacia, darà una mano o meno ai medici di medicina generale che già svolgono un ruolo fondamentale? Anna Caramia, medico, ha scritto sul nostro social ironizzando sulla posizione privilegiata del farmacista: “I farmacisti avevano proprio bisogno di ampliare il loro volume di affari”. E fa intendere che “se il nostro sindacato maggiormente rappresentativo anziché Fimmg si chiamasse Federmedici” sarebbe diverso per la categoria. Il dibattito si sposta anche in sede politica con la senatrice Udc Dorina Bianchi che difende i farmacisti:  “Prenderanno finalmente il ruolo che gli compete nell’ambito del Ssn. Non potevano restare una mera attività commerciale”, ha spiegato la senatrice. E  Gabriele Peperoni, segretario nazionale Fnomceo, ribatte affermando che “I farmacisti possono aiutare i medici, ma non deve passare il messaggio che possano sostituirlo. Neanche per questioni di salute apparentemente poco rilevanti”. Intanto, secondo un medico di base che vuole restare anonimo, il compito del professionista sarà sempre più ristretto: “stiamo diventando burocrati – ammette -. Alla fine dovremo solo prescrivere le medicine che ci chiedono i pazienti e compilare i certificati da inviare on line. E se non lo faremo rischieremo di essere anche radiati e sanzionati”. Per commentare clicchi qui.

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