Bianco (Fnomceo): medici a congresso solo con le sponsorizzazioni ben chiare, certificate e approvate dagli ordini. “Tetto ai crediti formativi acquisiti con le aziende”

Redazione DottNet | 20/10/2010 09:53

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Il dubbio si ripropone ad ogni congresso: è lecito che una casa farmaceutica sponsorizzi un convegno? E che magari consenta di accumulare crediti formativi? A Cernobbio si è discusso anche di questo con il varo, alla fine, di una serie di proposte. Sì, dunque, ai medici a congresso, anche sponsorizzati dalle case farmaceutiche, ma devono esserci regole chiare. A partire dalla 'tracciabilità della sponsorizzazione del singolo professionista, che deve essere dichiarata per iscritto dal 'formatore' nel report destinato agli organi di controllo, e notificata agli Ordini professionali. Ma anche un 'tetto' ai crediti formativi che possono essere acquisiti con il sostegno di un azienda, e che non possono superare un terzo sui tre anni (50 crediti su 150).

Un sistema utile anche "a far emergere un fenomeno sommerso che comunque è presente", secondo Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) e vicepresidente della Commissione nazionale per la formazione continua, a margine della seconda conferenza Ecm di Cernobbio. La sponsorizzazione diretta dei medici, inizialmente esclusa dal sistema Ecm per gli evidenti rischi di conflitto d'interesse, è poi stata 'ripescata', considerando anche le necessità di formazione mirata di molti sponsor a categorie particolari di medici e/o professionisti sanitari. "Si tratta -spiega Bianco - di un'attività che va tracciata, bisogna sapere chi la fa, quanta ne fa, con chi si fa". Il reclutamento diretto dei camici bianchi, infatti, è un sistema con grossi rischi dal punto di vista etico, ma che "da' garanzie alle aziende che mettono denaro nella formazione", aggiunge Bianco. Per questo "abbiamo voluto metterla in una forma positiva, con regole che offrono, appunto, garanzie". Si tratta, ovviamente, "di una soluzione 'in corso', con regole e verifiche. Tutto questo impegna anche il provider ad un'attività di controllo". E' un cambiamento positivo rispetto a quanto avviene oggi, "dove il reclutamento diretto è un fenomeno 'oscuro' al sistema e non quantificato". Il provider, nel suo report sull'attività formativa, deve indicare nero su bianco la sponsorizzazione dei medici. E questo report, oltre che alla Commissione nazionale per la formazione continua, è inviato anche ad Ordini e Collegi. "In questo modo - conclude Bianco - sarà possibile anche capire con chiarezza le dinamiche con cui si manifesta il problema. Se un professionista, per esempio, va sempre a congresso con la stessa casa farmaceutica e viene prescritto frequentemente il farmaco di quella ditta, è chiaro che il problema c'è e va approfondito. Valuteremo il fenomeno, le caratteristiche e le dimensioni. E naturalmente, sulla base di tutto questo, ci renderemo conto di come poterlo governare al meglio". Intanto alle società medico-scientifiche non piacciono le nuove regole per l'accreditamento dei provider Ecm. A detta loro, il nuovo regolamento - che metterebbe a rischio la sussistenza delle società stesse - presenta diverse criticità. Tra le principali: problemi di natura contabile e fiscale, difficoltà nel reperire gli sponsor, scarsa chiarezza. Nodi che 81 società affiliate alla Fism (Federazione delle società medico-scientifiche italiane) hanno cercato di sciogliere nel corso di un'assemblea straordinaria ieri a Roma. Al termine della riunione è stato approvato un documento che contiene proposte di modifica al nuovo regolamento, da sottoporre alla Commissione nazionale formazione continua e al ministero della Salute.  Una delle proposte di modifica è indirizzata a scongiurare ripercussioni fiscali per le società medico-scientifiche, giuridicamente enti non commerciali. Il documento proposto prevede infatti la possibilità che il rapporto con gli sponsor possa essere gestito - oltre che direttamente dal provider - anche da società di servizi, indipendenti o partecipate dall'associazione, sulla base di specifici contratti sotto il controllo del provider. Così da non gravare sui bilanci delle associazioni provider no-profit. Un capitolo del documento riguarda invece i contributi a carico di chi organizza eventi Fad (formazione a distanza). Contributi pari a 2.500 euro ad evento fino a mille partecipanti. Con la beffa che, se ad un evento partecipano ad esempio 1010 persone, il contributo da pagare arriva a toccare i 5 mila euro. Una regola "insostenibile", per le società scientifiche. Che propongono scaglioni ridotti e il pagamento di un contributo calcolato in base al numero effettivo dei partecipanti. Proposte anche in materia di attribuzione crediti. Per gli 81 firmatari del documento, i congressi nazionali delle società scientifiche dovranno attribuire crediti formativi basandosi su alcuni aspetti fondamentali, quali la tipologia dell'evento o la composizione del panel dei relatori (internazionale, nazionale). Per le società scientifiche, infatti, "l'assegnazione di 5 punti formativi per i congressi nazionali delle società scientifiche - prevista nell'attuale regolamento - appare fortemente limitante e immotivata, rispetto a ciò che queste manifestazioni rappresentano dal punto di vista dell'aggiornamento scientifico". Tra i punti affrontati, anche quello legato ai crediti ottenuti all'estero. Per le 81 società affiliate alla Fism, presenti in assemblea, i crediti formativi ottenuti attraverso eventi organizzati all'estero devono essere riconosciuti dal sistema nazionale della formazione continua. Per le società scientifiche, infatti, l'aggiornamento "non può avere confini e barriere". Nel loro documento, le società chiedono anche l'eliminazione dell'obbligo di presentazione della certificazione antimafia. Certificato che per le 81 società "ha senso qualora il provider sia una società privata a scopo di lucro". Gli 81 firmatari del documento propongono anche che il controllo dei provider accreditati sia demandato a strutture indipendenti da quelle che ne gestiscono l'accreditamento. "Nel nuovo regolamento - afferma Fism - è evidente il conflitto di interessi legato al fatto che chi accredita i provider coincide con chi li valuta e controlla". Le società scientifiche chiedono infine la possibilità - per gli sponsor - di gestire direttamente un numero definito e congruo di inviti a eventi formativi accreditati. "Come può un'azienda sponsor - chiedono infatti gli 81 firmatari del documento - trovare interesse nel sostegno finanziario di un'attività formativa rispetto alla quale non è nelle condizioni di poter scegliere gli invitati né di ricevere una lista dei partecipanti a conclusione dell'evento stesso?". Per commentare clicchi qui.