E’ il momento di fare chiarezza…Fitoterapici o Prodotti Erboristici?

Farmacia | | 21/10/2010 13:44

In questi tempi di comunicazione globale, in alcuni casi “selvaggia” e non tutelata da una legge chiara, il consumatore-paziente si trova spesso nella difficoltà di comprendere alcune distinzioni che non sono di poco conto. Parlando di automedicazione con le piante medicinali occorre ricordare prima di tutto che l’Erboristeria è un'antica arte che si occupa della conoscenza delle piante (erbe, piante medicinali, officinali, aromatiche e spezie), della loro coltivazione, raccolta e conservazione. L’Erboristeria è anche un luogo, il negozio dell’erborista, dove si vendono erbe utili a scopi nutritivi e cosmetici. Negli anni settanta è scoppiato il boom dell’Erboristeria e dell’attività merceologica connessa. Ciò ha aperto la strada all’automedicazione con le erbe, facilitando i consumi, ma al tempo stesso facendo alzare il livello di rischio terapeutico. Diversamente dal termine Erboristeria, la parola Fitoterapia non indica mai un luogo, ma soltanto la “disciplina terapeutica” che dai tempi antichi si basa sull’uso di rimedi contenenti estratti da piante medicinali (dal greco Phyton: Pianta).

E, oggi, deve essere supportata da uno specifico rigore scientifico. Non è una medicina “alternativa” ma la madre di tutte le terapie farmacologiche, poiché è proprio dalle piante che sono nati i primi farmaci. Negli anni 50-60 entrando in Farmacia la quasi totalità dei rimedi che il Farmacista proponeva era di derivazione naturale. Al Farmacista in quegli anni arrivavano riviste informative sull’uso corretto di questi rimedi con gli studi più recenti, le indicazioni terapeutiche, i dosaggi e gli effetti collaterali se e quando conosciuti. Una di queste riviste d’importante valore scientifico si chiamava semplicemente Fitoterapia. Da lì a poco l’industria del farmaco chimico ha avuto un forte sviluppo sostenuto da una ricerca scientifica importante, fino alla scoperta di importanti farmaci di sintesi salvavita. Gli studi sulla Fitoterapia, ripresi lentamente negli anni 90, parallelamente a una forte e rinnovata domanda di “naturale”, in breve tempo e con la messa a punto di nuove metodologie estrattive, hanno riportato l’attenzione sugli estratti da piante medicinali, con un’impostazione scientifica degna di una Fitoterapia moderna. Molte cose si conoscevano già negli anni 50, ma il ritorno a una disciplina terapeutica su base scientifica ha fortemente messo in evidenza che nell’assunzione di erbe medicinali non si può prescindere da una valutazione delle corrette indicazioni dei singoli rimedi, delle diverse tipologie dei prodotti finiti derivanti da piante oggi presenti sul mercato e quindi dei dosaggi, degli effetti collaterali delle singole piante, dei vantaggi ma anche delle pericolosità delle associazioni “fai da te”. Ogni rimedio naturale contiene un insieme di principi attivi, il fitocomplesso, che se somministrato in modo corretto può portare beneficio; se assunto in associazione con altre piante o con farmaci di sintesi può far nascere il problema delle interazioni pericolose. Per esempio la Ginkgo Biloba non si può assumere durante una terapia farmacologia con antiaggreganti piastrinici. Da sola la Ginkgo è un ottimo rimedio per le vasculopatie periferiche, ed è un ottimo antiossidante, utile quindi negli anziani per migliorare l’apporto di sangue in periferia e quindi l’ossigenazione dei tessuti, rallentando l’invecchiamento cellulare. Ma se inavvertitamente viene associata con gli antiaggreganti diventa un potenziante dell’effetto farmacologico di questi ultimi aumentando notevolmente il rischio di emorragie. Da questo esempio si evince che l’approccio alla Fitoterapia moderna richiede un’attenzione e una preparazione maggiore da parte degli addetti al settore, una legge opportuna che tuteli il consumatore-paziente, e un approccio più critico da parte di quest’ultimo. Quindi, il suggerimento a chi si reca in Farmacia è di non limitarsi a chiedere “un prodotto di erboristeria”, ma di esigere un “consiglio adeguato di Fitoterapia”, avvisando il Farmacista esperto nel caso si stiano assumendo altri prodotti o si stia seguendo una terapia con farmaci di sintesi. Sicuramente il professionista sarà più tranquillo nel consigliare il rimedio più idoneo o nel dissuadere dall’assunzione errata di prodotti fitoterapici, consigliando il dosaggio giusto per ogni tipo di estratto, perché il Farmacista sà che sola dosis facit venenum, è la dose che rende una sostanza veleno.

Articolo del dr Renato Raimo – Farmacista Titolare in Pisa, perfezionato in Fitoterapia all’Università di Siena Fitopreparatore.

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