Pazienti-medici di base: un rapporto ad alta tensione. Liti in aumento

Silvio Campione | 25/10/2010 18:54

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E' sempre più ad 'alta tensione' il rapporto tra i medici e i pazienti nel nostro Paese. Un clima elettrico che sembra non risparmiare nessun camice bianco. Se prima il fenomeno riguardava solo, o perlopiù, i medici cosiddetti di frontiera, quelli dell'emergenza o le guardie mediche, ora sta investendo anche i medici di famiglia, il medico di fiducia per eccellenza di ogni paziente. "Si stima che nell'ultimo periodo la percentuale delle liti tra pazienti e medici di base stia crescendo in misura considerevole: del 15-20% circa".

Parola di Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, secondo il quale sono soprattutto tre i motivi che alimentano le aggressioni ai danni dei camici bianchi: "Il clima da 'caccia alle streghe' costruito dai media, le scelte sbagliate della politica e l'invecchiamento della popolazione, con il conseguente aumento delle patologie croniche degenerative. Un aspetto, quest'ultimo - precisa Falconi  - che riguarda soprattutto i medici di famiglia, alle prese con sempre più pazienti colpiti da demenza senile". D'altronde, i recenti fatti di cronaca sembrano confermare il quadro tracciato dal presidente dell'Ordine dei medici di Roma. Nell'ultima settimana - a distanza di pochi giorni - si sono registrati due casi di aggressione ai danni dei medici di famiglia, a Napoli e a Parma. Due episodi molto gravi, tanto che in uno c'è scappato pure il morto.Vicino a Napoli, un uomo di 81 anni è stato arrestato per tentato omicidio nei confronti di un medico di base a Castellammare di Stabia. L'indagato ha atteso la vittima davanti allo studio, poi ha cominciato a colpirlo con numerosi fendenti con un paio di forbici. A Roncole Verdi, una frazione in provincia di Parma, Gianni Scaglioni, 79 anni, ha invece sparato a morte con un fucile regolarmente denunciato al proprio medico di famiglia, Claudio Carotino di 59 anni. Il medico si era recato a casa del paziente per una visita di routine. "Purtroppo, per quanto riguarda i medici di famiglia - spiega Falconi - un importante fattore di rischio è rappresentato dall'invecchiamento della popolazione, che sta incrementando l'incidenza della demenza senile". Ma non solo. "Certo che - aggiunge - anche la continua caccia alle streghe che si fa ai danni dei camici bianchi dopo ogni presunto caso di malasanità non aiuta il clima. Spesso i media usano la sanità per alzare gli indici di ascolto. Poi, però, a pagare i danni sono i camici bianchi. Se poi ci mettiamo qualche scelta politica sbagliata, che esaspera i cittadini e crea ulteriore tensione, il quadro è completo". Se i medici di famiglia aggrediti rappresentano una novità dell'ultimo periodo, in materia di aggressioni a pagare il dazio più pesante sono però sempre i medici del pronto intervento e le guardie mediche. Soprattutto le donne.  Secondo una recente indagine dello Smi (Sindacato medici italiani) del Lazio, circa 9 medici su 10 sono a rischio di aggressioni e violenze nelle sedi di continuità assistenziale (ex guardia medica). Di questi, il 45% è donna. Il 60% subisce minacce verbali, il 20% percosse, il 10% atti di vandalismo e il 10% violenza a mano armata. Clicchi qui per inserire un commento.