Italiani trovano nel sangue “spie' Parkinson, prelievo per diagnosi

Adelaide Terracciano | 03/11/2010 12:20

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Un semplice prelievo di sangue potrebbe permettere di diagnosticare precocemente la malattia di Parkinson. Sono stati identificati per la prima volta alcuni marcatori in cellule del sangue, che permetteranno di riconoscere chi rischia un esordio precoce della patologia. La scoperta, pubblicata sul “Proteomic” e interamente finanziata dall'Associazione 'Amici Parkinson Piemonte' onlus, è frutto di una ricerca trasnazionale condotta da un gruppo di neurologi e biochimici coordinati da Leonardo Lopiano del Dipartimento di neuroscienze dell'università di Torino-ospedale Molinette, in collaborazione con Mauro Fasano del Centro di neuroscienze dell'università dell'Insubria di Varese.

I risultati dello studio hanno portato negli ultimi mesi a intraprendere un progetto mirato a riconoscere le persone che potrebbero avere un esordio precoce della malattia. Il carattere innovativo di questo approccio sta nel cercare i marker “spia” nei linfociti, cellule del sistema immunitario nel sangue. Queste cellule condividono alcune caratteristiche peculiari con i neuroni soggetti a degenerazione nella malattia di Parkinson, e potrebbero riflettere a livello periferico alcune delle alterazioni biochimiche caratteristiche della malattia. Al momento la malattia si manifesta quando la degenerazione non permette più terapie in grado di rallentare la progressione, ma solo di contrastare i sintomi. Se si potesse arrivare prima alla diagnosi, quando i sintomi classici non si sono ancora manifestati - spiegano gli studiosi - si potrebbero provare diversi farmaci che si ritiene possano avere una azione protettiva in grado di modificare il decorso cronico-progressivo della malattia, ma che non hanno più efficacia se la diagnosi è tardiva. In Italia i malati di Parkinson sono stimati in oltre 220 mila. Si valuta che in Piemonte siano 12-14 mila e nella provincia di Torino 6 mila, ma il loro numero tende ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione.

Fonte: Proteomic

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