Regioni, no alle farmacie come presidio sanitario. Federfarma: lavoreremo in sinergia con i medici di famiglia

Silvio Campione | 07/11/2010 22:03

Medici-di medicina generale

Intesa con riserva da parte delle Regioni alla cosiddetta riforma Fazio della sanità, che prevede una serie di misure dalla sperimentazione clinica alla riforma degli Ordini. Nel parere messo a punto dalla commissione Salute e approvato il 29 ottobre dalla Conferenza Stato-Regioni a cadere sotto l'accetta sono questioni di ogni tipo. E il parere favorevole dei governatori è subordinato all'accoglimento di tutte le modifiche proposte. Bocciatura senza appello, in primo luogo, delle nuove misure per le farmacie dei servizi. perché ''non è garantita la qualità delle prestazioni, si correrebbe un rischio per la salute pubblica'' e ''le ulteriori prestazioni non possono essere a carico del Ssn, come invece sembrerebbe'', come è scritto nel documento a supporto della richiesta di cancellazione dell'intero articolo.

 Non piace alle Regioni nemmeno la possibilità per gli odontoiatri di accedere al Servizio sanitario nazionale senza specializzazione: ''Senza specializzazione - è chiarito - non si diventa dirigenti sanitari, ovvero potenziali direttori di struttura complessa''. Barriere esplicite vengono poi avanzate all'ipotesi di allargare ad Aifa, Agenas e Salute l'accesso ai fondi dell'edilizia sanitaria (ex art. 20 Finanziaria 88), che le Regioni chiedono che restino a esse riservati. Tra gli altri 'aggiustamenti' chiesti dalle Regioni la richiesta di prevedere l'intesa in Conferenza Stato-Regioni (e non il semplice parere) sui decreti delega relativi al riassetto delle sperimentazioni cliniche. Sempre in tema di sperimentazioni, le Regioni sono d'accordo nel ridurre il numero dei comitati etici, ma vogliono essere loro a individuarne il numero; chiedono di prevedere che nella procedura per il rilascio dell'autorizzazione ad avviare sia previsto anche il parere del direttore generale; di alleggerire la sanzione a carico delle strutture che non rispettano tempistiche e procedure; di rivedere anche la normativa relativa agli studi no profit e osservazionali. Le Regioni propongono poi di innalzare dall'1 al 5% la tassa a vantaggio dell'acquirente imposta ai produttori di dispositivi medici e medico-diagnostici in vitro in occasione di forniture destinate al Ssn. Si chiede infine l'istituzione delle Federazioni regionali degli ordini delle professioni sanitarie con compiti di rappresentanza della professione presso le istituzioni regionali. Sulla maggior parte degli emendamenti il governo si è ora riservato di fare delle verifiche. "Le perplessità espresse dalle Regioni sulla possibilità che le farmacie offrano nuove prestazioni socio-sanitarie sono superabili perché le Regioni stesse avranno un ruolo importante nell'attivazione dei nuovi servizi". Lo afferma in una nota Annarosa Racca, Presidente di Federfarma. "Nella nuova convenzione farmaceutica nazionale, le cui trattative auspichiamo siano avviate a breve, saranno infatti le Regioni a definire insieme alle farmacie pubbliche e private le concrete modalità di erogazione dei servizi, indicando i requisiti necessari e controllandone il puntuale rispetto da parte delle farmacie: l'introduzione di nuovi servizi in farmacia nasce per volontà del Parlamento con la legge n. 69 del 2009. Questa legge - aggiunge - ha chiarito in modo esplicito che l'attivazione dei nuovi servizi deve avvenire d'intesa con le Regioni e nel rispetto dei piani socio-sanitari locali. Le Regioni sono quindi attivamente coinvolte e responsabilizzate sulle scelte per migliorare il servizio offerto ai cittadini sul loro territorio". In attuazione della legge, prosegue Annarosa Racca, "il Governo ha varato il Decreto Legislativo n. 153 del 2009 che e' stato avallato dal Parlamento. Con tali provvedimenti, quindi, Governo e Parlamento hanno tracciato la strada per fare della farmacia uno snodo fondamentale del sistema sanitario nazionale. I nuovi servizi non sono quindi pura espressione di volontà governativa, come sembrano affermare le Regioni. Il Ministro della salute Ferruccio Fazio in più occasioni ha ben spiegato i motivi alla base della introduzione dei servizi: l'aumento dell'età media e quindi il maggior bisogno di assistenza, la impossibilità degli ospedali di gestire in aggiunta alle patologie acute anche i malati cronici, la certezza che i costi di questo trend diventino entro pochi anni insostenibili. Da qui la necessità di trasferire alcune attività assistenziali dall'ospedale al territorio, sfruttando anche la capillarità e la professionalità delle farmacie, in stretto collegamento con i medici di medicina generale ed altri operatori sanitari". Il progetto dei nuovi servizi in farmacia, ha concluso il Presidente di Federfarma, "offre vantaggi agli utenti e al Servizio sanitario nazionale che potrà utilizzare meglio le risorse umane ed economiche di cui dispone". Clicchi qui per commentare.