Rischio infarto “nascosto” si scopre con nuova tecnica nata dalla collaborazione fra la Mater Dei di Roma e il Texas Heart Institute

Adelaide Terracciano | 08/11/2010 10:34

Dolore al petto, ma con esami di routine nella norma e coronarografia 'senza stenosi significative'.Casi in cui il cuore appare sotto controllo ma a volte solo perché gli esami no hanno evidenziato il rischio di infarto 'nascosto'. Un pericolo soprattutto al femminile contro il quale è stata messa a punto dall'equipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei a Roma, un 'modello diagnostico integrato' che fonde cardiologia e diagnostica per immagini, clinica e tecnologia. Una metodologia considerata efficace anche oltreoceano e che ha portato ad un gemellaggio tra gli esperti del Texas Heart Institute di Houston e la struttura sanitaria romana, che prevede un appuntamento al mese, a distanza, per studiare i casi clinici più complessi e quindi fondere le diverse esperienze. La tecnica, inoltre, sarà al centro di un convegno internazionale organizzato dalla Mater Dei insieme al St.Luke's Episcopal home of Texas Heart Institute di Houston e la Yale University che si inaugura lunedì a Roma, al Senato della Repubblica.

"Sono sempre più frequenti i casi di pazienti, spesso donne e sempre più giovani, che si presentano al pronto soccorso lamentando un dolore al petto - spiega Massimo Fioranelli, cardiologo, responsabile del Centro cuore della Mater Dei - e in molti casi vengono sottoposte a esami di routine e rimandate a casa perché tutto è nella norma. In altri casi il quadro viene approfondito con un'angiografia coronarica che, a volte, può dare esito negativo o meglio evidenzia stenosi (cioè restringimenti delle arterie) non significative e, quindi, la donna viene tranquillizzata. Ma l'angiografia coronarica, pur restando un esame insostituibile, ha dimostrato di avere dei limiti: ci consente, infatti, di vedere l'interno dei vasi ma non la parete ed è proprio qui che si forma la malattia coronarica responsabile dell'infarto". Ci sono casi, spiega l'esperto, in cui la coronarografia classifica come non significative, dal punto di vista emodinamico, placche responsabili di futuri eventi coronarici. Nell'80% dei casi di infarto miocardico acuto, infatti, la colpa è da attribuire a placche non significative dal punto di vista angiografico che, quindi, sfuggono ai test tradizionali. Il modello diagnostico integrato messo a punto alla Mater Dei consente di scoprire proprio quei pazienti che 'sembrano' sani ma che, in realtà, non lo sono. Anche di fronte a esami di routine negativi per dolore al petto, il primo passo è quello dell'equipe radiologica, con la Tac coronarica 128 strati, un esame non invasivo, indicato preferibilmente dopo i 50 anni e a bassissimo dosaggio di radiazioni. L'esame altamente sofisticato mette in evidenza placche che la coronarografia da sola non vede. Se la Tac Cuore rivela la presenza di placche l'équipe cardiologica va a studiare le coronarie guardandole direttamente all'interno con sonde ecografiche intracoronariche (Intravascular Ultrasound Study-Ivus) o con un esame che sfrutta la luce di una fibra ottica e consente di vedere perfettamente le pareti della coronaria (Optical Coherence Tomography-OCT). L'accordo stretto fra la Mater Dei di Roma e il Texas Heart Institute, inoltre, ha una ricaduta positiva sui pazienti italiani: permette uno scambio reciproco di conoscenza ed esperienza che si concretizza con la messa a punto di simposi medici di aggiornamento, discussione di casi e second opinion. I casi più complessi saranno quindi affrontati in sinergia tra Roma e Houston al fine di mettere a punto la migliore strategia di intervento per il paziente.

Fonte: AdnKronos

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