Farmaci oncologici, disponibili solo per il 30% degli ammalati

Farmaci | Redazione DottNet | 08/11/2010 15:55

I farmaci innovativi oncologici, come quelli a base di cetuximab o l'ibritumomab arrivano nei Prontuari terapeutici ospedalieri regionali dopo mesi e a volte anche anni dal momento della loro autorizzazione da parte degli enti regolatori e con differenze significative in base alla Regione e alla commissione tecnica chiamata a decidere sulla loro introduzione. Si tratta di farmaci che sono disponibili automaticamente solo per il 30% dei malati di tumore. Nel caso del cetuximab ci sono tempi di attesa di oltre 4 anni, in quello dell'ibritumomab circa 45,4 mesi e per il sorafenib si devono aspettare oltre 3 anni.

 A denunciare le clamorose disparità sono l'Aiom (Associazione Italiana di Oncologica Medica) e la Favo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), in occasione del XII Congresso dell'Aiom. ''Si tratta di farmaci salvavita che costituiscono livello essenziale di assistenza di rilevanza nazionale, a tutela del diritto di malati dei tumore ad un trattamento terapeutico uniforme su tutto il territorio - afferma Carmelo Iacono, presidente dell'Aiom - . Come tutti i medicinali, anche questi subiscono una rigorosa verifica ed autorizzazione da parte degli enti regolatori europei e italiani. In particolare, all'Aifa sono rappresentate anche le Regioni. Risulta quindi superfluo e inopportuno un ulteriore passaggio a livello locale''. La proposta congiunta delle due associazioni è quella di inserire un emendamento nel 'milleproroghe' che consenta di rendere disponibili i farmaci oncologici innovativi in tutte le Regioni dal momento della loro approvazione da parte di Ema e Aifa. ''I tempi della sanità non coincidono con le esigenze dei pazienti - aggiunge Francesco De Lorenzo, presidente della Favo -. Come sub-emendamento si può prevedere la possibilità per le Regioni di modificare il regime di prescrizione, con provvedimento formale motivato''. Le due associazioni sottolineano che sebbene il ministro della Salute Fazio abbia già condiviso questa proposta da oltre un anno, la Conferenza Stato-Regioni non ha ancora affrontato il tema. Clicchi qui per commentare.

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