Risonanza magnetica per diagnosi precoce Parkinson: scoperta italo-francese

| 09/11/2010 11:25

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Scoprire la malattia di Parkinson prima che sia troppo tardi grazie alla risonanza magnetica, adattata ad hoc. La speranza arriva da uno studio che potrebbe rivoluzionare la diagnosi di questa malattia degenerativa del cervello, la più diffusa dopo l'Alzheimer, che oggi viene individuata solo dai sintomi, a uno stadio quindi già avanzato. La scoperta è frutto della collaborazione italo-francese tra i ricercatori dell'Ircss Fondazione Santa Lucia di Roma e dell'Inserm (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale IInserm) di Tolosa. Lo studio, pubblicato a breve su 'Brain', ha dimostrato che è possibile distinguere le persone colpite da Parkinson da quelle sane grazie a un particolare esame di risonanza magnetica, con oltre il 95%di affidabilità. In pratica, esaminando con la risonanza (Rmn) un gruppo di 52 individui (30 affetti da Parkinson e 22 sani), i ricercatori hanno individuato una combinazione di tre indici della composizione del tessuto cerebrale (quantità di ferro, integrità e orientamento delle componenti microscopiche) che è risultata anomala nel nucleo striato e nella sostanza nera delle persone con la malattia.

Le componenti microscopiche del tessuto cerebrale sono rappresentate, oltre dai minerali come il ferro, dal movimento e dalla direzione delle molecole dell'acqua: parametri in grado di dare informazioni su come è composta una particolare area o struttura del cervello. L'esame è stato eseguito con un apparecchio dedicato unicamente alla ricerca e dotato di specifiche caratteristiche tecniche (tra cui un più elevato campo magnetico). Con un esame classico di Rmn, infatti, il nucleo striato e la sostanza nera risultano normali anche nei soggetti parkinsoniani, mentre con un apparecchio e un programma dedicato - come quelli con cui è stata condotta la ricerca italo-francese - è possibile evidenziarne le alterazioni. Con un risvolto pratico importante: identificare precocemente le alterazioni, infatti, permetterebbe di prescrivere con anticipo terapie con farmaci neuroprotettori, aumentando l'efficacia delle cure. "Il Parkinson - ha spiegato Umberto Sabatini, direttore del Dipartimento di Radiologia della Fondazione Santa Lucia, struttura che ha coordinato lo studio in Italia - è altamente invalidante ed è importante che la ricerca in questo campo trovi nuove soluzioni per una diagnosi precoce e per lo sviluppo di nuove terapie. I risultati del nostro studio sono estremamente promettenti, se confermati su un più ampio campione di soggetti avranno ricadute che interesseranno una parte di popolazione potenzialmente a rischio, sia per l'età sia in relazione ad eventuali precedenti familiari". Il lavoro scientifico in Italia ha avuto il supporto del ministero della Salute e fa parte del più ampio progetto di studio denominato "Tecniche di imaging e indicatori biologici di progressione di malattia", relativo alla struttura ed al funzionamento del cervello nelle malattie degenerative, come il Parkinson e l'Alzheimer.

Fonte: Ircss Fondazione Santa Lucia di Roma