Convegno Smi: niente confusione tra medico e infermiere e meno politica nella sanità. Fazio: nuove regole per intramoenia

Silvio Campione | 15/11/2010 10:01

Non si deve fare 'confusione' tra il ruolo del medico e quello dell'infermiere. Il monito alle Regioni, dopo l'annuncio di una sperimentazione in Toscana dell'utilizzo degli infermieri per la gestione dei codici bianchi in Pronto soccorso, arriva dal congresso nazionale del Sindacato dei Medici Italiani (Smi), che annuncia, in caso la Regione non ritiri il progetto, una protesta 'contundente'. Quello della Toscana, dice il presidente nazionale, Giuseppe Del Barone, rischia di essere un progetto 'a danno dei cittadini', una 'pericolosa fuga in avanti' sul 'modello statunitense, dimenticando che il nostro sistema formativo del settore infermieristico non è assimilabile al sistema nordamericano'. Medici e infermieri, insomma, 'rappresentano uno specifico di conoscenze e saperi strategici non sovrapponibili' e 'il medico è, e deve rimanere, centrale nella diagnosi, nella cura e nell'assistenza del cittadino-paziente. A tutti i livelli'.

Dal congresso dello Smi arriva anche un appello al governo perché la formazione dei futuri medici di famiglia non sia più 'la cenerentola' della formazione post laurea in medicina'. Per avere una medicina di famiglia di qualità specialistica, la proposta dello Smi è di migliorare l'offerta didattica 'con l'introduzione di crediti formativi e attività professionalizzanti nel triennio regionale e con la possibilità di un biennio specialistico o master universitario in medicina di famiglia e di comunità. Infine, si deve prevedere il riconoscimento economico e tutele comparabili al resto degli specializzandi universitari in medicina' con un 'vero e proprio contratto di formazione specifica-specialistica del settore'. Ma non è tutto: lo Smi vuole anche investimenti sui servizi territoriali e le strutture sanitarie italiane e una legge per limitare l'ingerenza dei partiti nella sanità. Con queste richieste si è concluso ieri il il congresso nazionale del sindacato, che tra l'altro ha confermato Giuseppe Del Barone presidente, e Salvo Calì segretario generale nelle rispettive cariche. Un grido d'allarme sulle ''molte criticità che stanno indebolendo il nostro Ssn, tanto per le insufficienti risorse stanziate per il settore, quanto per un malinteso federalismo'' è stato lanciato dal segretario generale Salvo Calì che chiede così al governo ''di aprire un confronto sulla riorganizzazione delle cure primarie, cioè sul rafforzamento sul territorio dei servizi per rendere la sanità più vicina ai bisogni dei cittadini e più adeguata alla domanda di salute di un Paese con una popolazione sempre più anziana''. ''Al Parlamento - aggiunge - chiediamo di approvare la legge sul governo delle aziende sanitarie e ospedaliere e l'istituzione di un albo unico nazionale dei manager con criteri effettivi di qualità e merito, affinché i medici si possano riappropriare della gestione della sanità respingendo l'invasiva ingerenza dei partiti''. Infine, un appello per un piano straordinario di edilizia per rinnovare strutture, ospedali e ambulatori, spesso obsoleti e cadenti, nonché per un impegno per la tutela della sicurezza per le guardie mediche, troppo frequentemente vittime di aggressioni e per l'inserimento di questa area di medici dentro una rete di tutele fino ad ora negate, come la maternità e la malattia e tra i lavori usuranti. E sulle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia e i richiami del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente dello Smi Del Barone ha ricordato che uno dei pilastri della nostra democrazia è stato proprio il valore universale della sanità, ''una infrastruttura fondamentale per il Paese''. Una partentesi riguarda l’Intramoenia, di cui si è discusso nel corso dei lavori: “Per cambiare le regole sull'intramoenia "eventualmente, ci vuole la norma del governo clinico che è di competenza del Parlamento. Invece, per quanto attiene la chiarezza, ovvero su come applicare le regole che già ci sono, abbiamo mandato in Stato-Regioni una proposta che è all'esame della conferenza, il 18 novembre". Afferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto al congresso del sindacato: "La nostra proposta dunque c'è e mi auguro che le regioni mi diano una risposta", ha proseguito, "noi abbiamo già fatto la nostra parte". Il punto qualificante e fondamentale della proposta, ha spiegato Fazio, "è  di misurare il volume delle prestazioni, sia individuali sia in equipe, e non l'orario di servizio e lo possiamo fare attraverso l'Agenas. Non dovrebbero esserci problemi - ha poi concluso - poiché la proposta è stata già discussa con le regioni nei tavoli tecnici". L'attività medica privata intramuraria 'ha bisogno di essere regolamentata, perché  in molti ospedali crea introiti illeciti'. Lo dice il presidente della commissione Affari Sociali della Camera, Giuseppe Palumbo, presente anch’egli al convegno Smi, assicurando che il disegno di legge sul governo clinico, che affronta anche la questione dell'intramoenia, tornerà in commissione nelle prossime settimane e andrà in Aula dopo la Finanziaria. Oltre alla possibilità di creare proventi 'in nero', l'attività privata dei medici dentro gli ospedali 'e' spesso causa di problemi, non solo organizzativi, come è successo a Messina' dove dopo una lite tra medici in sala parto, si sono avute complicazioni gravi per mamma e neonato. Il testo sul governo clinico era arrivato in Aula prima dell'estate ma era subito tornato in commissione, dopo due voti a favore di emendamenti del Pd, e alcune perplessità espresse in primis dalla Lega, sul ruolo delle Regioni. Ora però, sia con il Carroccio che 'con le Regioni - riferisce Palumbo - abbiamo trovato l'accordo. E siamo d'accordo su tutto anche con l'opposizione, tranne per l'intramoenia. Quindi ci metteremo al lavoro in commissione per recepire le modifiche, a partire dalla clausola di salvaguardia'. A chiedere regole chiare sulla libera professione anche il segretario nazionale Smi Salvo Calì: 'Facciamo un appello al ministro Fazio - ha detto  - affinché si metta la parola fine a questa telenovela italiana e si renda l'intramoenia davvero una risorsa del servizio sanitario nazionale, con paletti chiari per la sua attuazione e sanzioni per le aziende inadempienti e i medici poco trasparenti'. Clicchi qui per commentare.

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