Maggiore rischio depressione per pazienti in cura per acne grave. Pubblicati risultati ricerca sul British Medical Journal

| 15/11/2010 11:37

farmaci ministero-della salute

I casi più gravi di acne possono avere anche esiti drammatici. I pazienti trattati per le forme più accentuate di questa malattia della pelle corrono, infatti, maggiori rischi di tentare il suicidio, come conferma uno studio svedese del Karolinska Istitut, pubblicato sul British Medical Journal e finanziato dal consiglio svedese per la ricerca. Un fenomeno legato, secondo questo nuovo studio, più alla depressione innescata dalla malattia che ai farmaci prescritti per il trattamento, già sotto accusa in precedenti ricerche.

 

La questione è complessa perché l'acne può amplificare il disagio dei giovani, soprattutto se associata ad altri malesseri e a una personalità vulnerabile. Gli scienziati svedesi hanno analizzato i dati di circa 6000 pazienti che avevano assunto un medicinale contro l'acne, l'isotretinoina, utilizzato da decenni e di cui gli effetti psichiatrici collaterali sono già stati descritti in passato. Nel gruppo di pazienti studiato dai ricercatori svedesi 128 avevano tentato il suicidio. E il rischio, rispetto alla popolazione generale, aumenta dalle due alle tre volte in concomitanza con l'assunzione del medicinale, specialmente nei primi sei mesi di somministrazione. I ricercatori sottolineano che il pericolo che la persona in cura tenti di togliersi la vita resta statisticamente basso, ma per tutti i pazienti con acne grave che hanno bisogno di un trattamento con isotretinoina ci dovrebbe essere una particolare attenzione ai fattori psicosociali e ai possibili rischi di suicidio. E anche tenendo conto della durata del rischio - perché anche con il miglioramento della malattia della pelle il pericolo può mantenersi se il disagio sociale permane - l'appello è quello di coinvolgere le famiglie per una maggiore sorveglianza dei segnali di malessere.

Fonte: British Medical Journal