Fazio: bene il piano sanità 2010-2011. “Il medico di medicina generale avrà un ruolo determinante”

Silvio Campione | 16/11/2010 20:46

Il piano sanità 2011-2013 potrebbe essere pronto in uno o due mesi. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio: ''E' veramente un bel lavoro - ha affermato Fazio - siamo nei tempi'', per l'approvazione ci vorrà ''un mese o due perché avevamo già sottoposto qualche mese fa la scaletta alle Regioni ed era già stata condivisa in linea di massima''. Secondo il ministro si tratta di un lavoro ''abbastanza poderoso'' che è ''effettivamente espressione di tutte le cose che ha fatto questo governo''.

 Il piano si articola in dodici punti, tra cui quelli qualificanti secondo Fazio sono: ''La nuova mappa ospedale-territorio, la continuità assistenziale, l'integrazione ospedale-territorio e la prevenzione''. E ancora: riconversione dei piccoli ospedali come strutture specializzate sul territorio. Ma anche medici di famiglia che potranno gestire ambulatori aperti h24 e razionalizzazione dei punti nascita. Un lavoro 'corposo' che potrà essere concluso 'entro un paio di mesi' e che cerca di rispondere alle nuove esigenze di salute di una popolazione “sempre più anziana con malattie croniche”. In questa direzione va la riconversione appunto dei piccoli ospedali per trasformarli “in nuovi modelli di offerta territoriale sviluppati dalle Regioni tenendo conto delle indicazioni programmatorie nazionali”. Quanto ai punti nascita, il piano punta alla razionalizzazione “con l'obiettivo di una soglia minima di 500 parti l'anno” (i reparti con un numero inferiore sono ancora 'il 28% del totale') oltre alla “riduzione del ricorso al taglio cesareo' che va portata 'gradualmente intorno al 20%”. Come Fazio ha precisato, un punto cardine del piano resta comunque la continuità assistenziale: “Ovvero  l'ammalato dovrà essere preso in carico, possibilmente non dal pronto soccorso, ma dal medico di base”. Il ministro a tal proposito ha anche sottolineato come si stia cercando di rafforzare con finanziamenti specifici l'associazionismo tra i medici anche per evitare ricorsi inopportuni al Pronto soccorso: “Il medico di base dovrà accogliere il paziente nel sistema e non potrà più lavorare da solo, ma in associazionismo - ha precisato Fazio - la diagnosi dovrà essere fatta fuori dall'ospedale, il medico dovrà rimanere in contatto con l'ammalato anche durate il ricovero e riprenderlo in carico quando tornerà sul territorio”. Per Fazio si tratta di un passo importante per "mettere a sistema - spiega - un nuovo modello di sanità che deve partire appunto dal territorio, arrivare all'ospedale solo quando il ricovero è assolutamente necessario per motivi diagnostici o terapeutici complessi e poi ritornare al territorio. Insomma il cittadino malato deve poter contare su un percorso di cura garantito che lo porta in ospedale solo quando è davvero necessario per farlo ritornare a casa debitamente seguito, quando viene dimesso". Il punto di partenza imprescindibile è quello di ridurre l'accesso indiscriminato al pronto soccorso "e credo che questa sperimentazione darà buoni frutti", dice il sottosegretario. E sarà una sperimentazione utile su tutto il territorio nazionale, nonostante le profonde differenze esistenti. "Si tratta di un modello che farà bene a tutte le Ragioni italiane - spiega - da quelle più virtuose del Nord che comunque hanno bisogno di perfezionare le loro iniziative, a quelle che faticano di più. Sarà particolarmente positivo per le Regioni più in difficoltà che devono affrontare piani di rientro e che si troveranno un modello pronto e utile da sviluppare". Per Fazio, quindi, l’assistenza garantita dai medici di medicina generale 24 ore su 24, in strutture ad hoc sul territorio sarà il punto di partenza del piano sanitario con l’obiettivo di ridurre la pressione sui pronto soccorso, gravati ogni anno, per ogni mille italiani, da circa 450 accessi 'evitabili'. Per questo il Governo investirà  352 milioni di euro destinati all'assistenza territoriale dagli obiettivi prioritari del Piano sanitario. Il progetto è il risultato, come ha spiegato il ministro, "di un lavoro durato 7-8 mesi svolto con le associazioni dei medici di medicina generale". Per ridurre l'accesso ai pronto soccorso si punterà su un sistema di pre-pronto soccorso, per la gestione dei casi meno urgenti, i cosiddetti 'codici bianchi'. Per farlo si adotteranno modelli diversi, spesso già attivati in alcune realtà regionali. Cinque le soluzioni individuate, di cui due più legate all'ospedale, e quindi considerate come 'transitorie', con la realizzazione di ambulatori vicini al pronto soccorso per i casi di minore gravità e punti di primo intervento, tutti gestiti dai medici di medicina generale. Sul territorio, invece, saranno realizzati: “presidi ambulatoriali distrettuali, individuati in un luogo fisico; ambulatori territoriali integrati, centri medici dove operano professionisti che svolgono la loro attività su criteri di medicina di gruppo; assistenza territoriale integrata che prevede la collaborazione tra professionisti non necessariamente in una sede unica. Le Regioni potranno scegliere di sviluppare uno di questi modelli, ma potranno, entro un lasso di tempo di circa 60 giorni, anche presentare altri progetti alternativi”. Già, ma i tempi, visti la crisi di Governo, sono molto stretti. Clicca qui per commentare.