Piede diabetico, italiani individuano ruolo chiave genetica

Adelaide Terracciano | 17/11/2010 13:38

La ricerca italiana mette a segno un altro colpo vincente. Uno studio 'made in Italy' ha dimostrato per primo il ruolo svolto dalla genetica nello sviluppo della complicanza diabetica, meglio nota come piede di Charcot, complicanza del diabete che colpisce le ossa e le articolazioni del piede. Patologia che colpisce soprattutto i pazienti tra i 50 e i 60 anni di età, con una storia di malattia diabetica di circa 10 anni. La ricerca è stato condotto nell'ambito dell'Unità operativa semplice di Diabetologia del Gemelli, diretta da Salvatore Caputo, e pubblicata sulla rivista scientifica Diabetes Care.

L'osteoartropatia di Charcot, più comunemente nota come piede di Charcot, è una complicanza del diabete che colpisce le ossa e le articolazioni del piede: come conseguenza le ossa si frammentano e si deformano tanto da perdere i normali rapporti articolari. La neuropatia diabetica sembra giocare un ruolo necessario ma non sufficiente per spiegarne la comparsa, considerata la grande differenza tra l'elevata incidenza della neuropatia e quella del piede di Charcot, che è molto bassa.

Un gruppo di ricercatori dell'Unità operativa di Medicina interna e angiologia del Policlinico Agostino Gemelli, diretta da Giovanni Ghirlanda, ha voluto così indagare il possibile coinvolgimento di altri fattori, come per esempio la genetica, nello sviluppo del piede di Charcot. Un particolare assetto genetico dell'osteoprotegerina, il gene che regola il rimodellamento osseo (processo ciclico in cui il tessuto osseo più vecchio viene rimosso per essere sostituito con altro tessuto più giovane) sembra essere protettivo contro la comparsa del piede di Charcot. La scoperta - si legge in una nota - potrebbe avere importanti ripercussioni anche nella pratica clinica, sia in campo preventivo-diagnostico, poiché potrebbe individuare tra i soggetti affetti da neuropatia diabetica quelli più a rischio di sviluppare il piede di Charcot, che per la terapia, in quanto esistono anticorpi monoclonali in grado di bloccare il riassorbimento osseo.

Fonte: Adnkronos

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