Biotestamento, per il Governo sono illegittimi i registri comunali. Welby e Englaro li difendono. La situazione in Italia

Sanità pubblica | | 20/11/2010 15:36

''Illegittimi'' e senza alcun ''effetto giuridico''. I registri che raccolgono i biotestamenti dei cittadini, attivati da oltre settanta Comuni in Italia, non hanno, in pratica, alcun valore. Lo dice senza mezzi termini una circolare che porta la firma dei ministri Ferruccio Fazio, Maurizio Sacconi e Roberto Maroni. Indirizzato ai Comuni, il provvedimento riaccende la polemica su un tema caldo, mentre il ddl relativo alle cosiddette dichiarazioni anticipate di trattamento e' fermo all'esame del Parlamento e da piu' parti si invoca una rapida approvazione della legge. La circolare messa a punto di ministeri della Salute, dell'Interno e del Welfare, raccoglie il plauso del Cardinale Elio Sgreccia, ma suscita anche la pronta reazione dei promotori dei registri: un primo ricorso e' gia' annunciato dal presidente del X Municipio di Roma Sandro Medici, che nella capitale ha attivato un registro, primo in Italia, per il testamento biologico aperto ai cittadini di tutto il Comune.

 L'idea del registro nel X municipio fu appoggiata da Mina Welby perché questo era il quartiere dove visse il marito Piergiorgio, morto di distrofia muscolare nel 2006 dopo una lunga battaglia sull'eutanasia.

- CIRCOLARE GOVERNO, REGISTRI ILLEGITTIMI: Nessuna norma di legge, spiega il ministero del Welfare, "abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento". I registri avviati sono quindi da ritenere "non legittimi". Ai Ministeri, si spiega, sono giunte alcune richieste di parere, formulate dai Comuni, proprio sulla possibilità che gli stessi possano istituire appositi registri per raccogliere le dichiarazioni anticipate di volontà, per i trattamenti medici che ciascun cittadino intenda ricevere o rifiutare nelle situazioni in cui perda la capacità di esprimere una propria volontà. In linea generale, il ministero fa notare che la materia del "fine vita" rientra nell'esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata.

- ROCCELLA, REGISTRI PRESA IN GIRO CITTADINI: I registri rappresentano una "presa in giro dei cittadini", afferma il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. Rappresentano, sottolinea, ''solo una provocazione politica e prendono in giro il cittadino poiché sono 'regolamenti' di una legge, quella sul biotestamento, che non c'é". Obiettivo della circolare, conclude Rocella, è di "mettere in guardia il cittadino''. Soddisfazione e' espressa anche dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, il quale auspica che ora ''si attenui la tendenza da parte dei Comuni ad uno sforamento di competenze'' in relazione ai temi legati alla vita e alla morte.

- CARDINAL SGRECCIA, BENE GOVERNO: "Hanno fatto bene" i ministri, perché "i Comuni non hanno alcuna competenza di accogliere liste di biotestamenti finché non c'é una legge" che lo prescriva, ha affermato il neo-cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. - SCOPPIA POLEMICA: Criticano la circolare del governo Mina Welby (''I registri sono validi poiche' autografi'') e Beppino Englaro ("Se i registri non hanno valore, dicano loro cosa lo ha purché la volontà dei cittadini sia rispettata''). E dure critiche all'iniziativa dei tre ministri arrivano anche da Pd ("Tre ministri e un sottosegretario si sono scomodati per scrivere una circolare che non ha un fondamento giuridico''), Radicali (''Ad essere senza valore è la circolare del ministero") e Idv ("La circolare per il cinquanta percento assomiglia ad un'intimidazione mentre per la restante metà sembra un atto puramente propagandistico").

Mina Welby e Beppino Englaro, protagonisti indiretti delle due dolorose storie che hanno portato alla definizione di una legge sul biotestamento (ancora all'esame del Parlamento), difendono la validita' dei registri istituiti in oltre 70 comuni, che una circolare dei tre ministri della Salute, del Welfare e dell'Interno, Fazio, Maroni e Sacconi, definiscono invece senza alcun valore legittimo. Ed entrambi invocano una legge che riconosca il diritto del soggetto ad esprimere la propria volonta' di rifiutare le cure, principio per il quale si sono battuti. I registri comunali sul biotestamento raccolgono le ''volonta' autografe da parte di un soggetto'' e in quanto ''autografi devono essere validi'', ha spiegato la moglie di Piergiorgio affetto da distrofia muscolare e che fu aiutato a morire nel 2006 da un medico poi prosciolto. ''Si tratta - sottolinea Mina Welby - di attestazioni scritte in forma autografa e, dunque, attestazioni che devono valere anche se non c'e' una legge in materia''. In altri termini, afferma Mina Welby, ''fa fede la firma autografa del soggetto''. Secondo Mina Welby, ''ogni medico sara' contento di sapere quale e' la volonta' del paziente. La volonta' del singolo deve avere forza e va rispettata e questo - conclude Mina Welby - va attuato nella legge all'esame del Parlamento''. ''Se i registri non hanno valore, dicano loro cosa lo ha purche' la volonta' dei cittadini sia rispettata anche nel momento in cui non possono piu' difendersi e dire esattamente cosa vogliono'' ha invece detto Beppino Englaro, il padre di Eluana, la donna morta il 9 febbraio del 2009 dopo 17 anni di stato vegetativo permanente a una lunga battaglia legale. ''Se si riesce ad avere delle leggi ad hoc il cittadino si organizza e difende come puo' - ha aggiunto Beppino - Quello che conta e' che ci sia un documento, che puo' essere il registro o la tessera sanitaria, dove sta scritto chiaramente quali sono le sue volonta' rispetto ai trattamenti di fine vita''. ''In Parlamento non si sono accorti che il clima culturale e' cambiato, che le persone hanno capito di avere il diritto di essere rispettate sia quando sono in grado di difendersi sia quando non possono piu' esprimere le loro volonta'. E' una battaglia - ha concluso - da stato di diritto''.Da Torino a Cagliari, passando per capoluoghi, piccoli comuni e municipi delle grandi citta', sono piu' di 70 in tutta Italia le amministrazioni che hanno scelto la strada di attivare, in mancanza di una legge nazionale, i registri per le disposizioni di fine vita. Scelta mai condivisa dal governo che oggi, con una circolare dei ministri della Salute, del Welfare e dell'Interno, ha definito i registri privi di efficacia giuridica. A mettere in moto la 'macchina' dei registri erano stati i Radicali e l'associazione Luca Coscioni, mobilitati dopo il caso di Eluana Englaro, in attesa che a fare definitiva chiarezza arrivasse la legge sul testamento biologico. Legge che ha avuto solo il via libera del Senato e che ancora aspetta di essere calendarizzata alla Camera dopo aver concluso l'iter in commissione. Peraltro il testo ''visto anche il clima politico'', come ha sottolineato piu' volte il presidente della commissione Affari sociali Giuseppe Palumbo, inevitabilmente sta subendo dei rallentamenti e pur previsto per i lavori di dicembre, potrebbe non arrivare in Aula prima di fine anno. Nel frattempo continuano ad aumentare i comuni che si dotano di questo strumento. Capofila era stato l'XI Municipio di Roma, e in quell'occasione la prima persona a depositare il suo testamento biologico era stata Mina Welby, la moglie di Piergiorgio Welby. Il Municipio ha gia' annunciato che fara' ricorso contro la circolare ministeriale, ''atto politico discriminatorio e autocratico'' che ''contiene un palese errore di natura giuridica''. Ma sono molti i Comuni in cui la giunta ha approvato la delibera che istituisce il registro dei testamenti: Da Arezzo a Cagliari, da Genova a Empoli, da Gorizia a La Spezia, passando per Firenze, Caserta, Rimini, fino a Modena, Massa, Pistoia, Pisa e Piacenza. Ultimo arrivato il Comune di Reggio Emilia, e prima c'era stata Torino, dove l'assessore ai Servizi Civici, Giovanni Maria Ferraris, ha annunciato di stare lavorando al progetto di un registro virtuale sul sito del Comune, e ha ribadito anche oggi che l'amministrazione comunale e' intenzionata ad andare avanti. Laddove la proposta non ha trovato il via libera delle giunte comunali, si sono sviluppati percorsi alternativi al registro in Comune. E' il caso per esempio di Milano, dove la Chiesa Valdese ha aperto uno sportello pubblico per depositare il testamento biologico, o di Napoli, dove e' stato attivato uno sportello per la raccolta delle disposizioni di fine vita grazie alla collaborazione della Fondazione Umberto Veronesi.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato