Tumore al cervello, italiani scoprono perché si diffonde

Redazione DottNet | 22/11/2010 17:33

E' il tumore più aggressivo del cervello, ma la sua tattica di morte è stata appena svelata da scienziati italiani, cosa che potrebbe cambiare l'infausta sorte dei pazienti nel giro di pochissimi anni: si tratta del glioblastoma e il suo trucco fatale è costruirsi una fitta rete di vasi sanguigni che lo nutrono, a partire da cellule staminali del tumore stesso che si trasformano nelle ''cellule endoteliali'' che rivestono le pareti dei vasi. La scoperta è merito dell'equipe di Ruggero De Maria dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma, insieme a Giulio Maira e Roberto Pallini del dipartimento di Neurochirurgia dell'Università Cattolica di Roma, in collaborazione con l'Istituto Neurologico C. Besta di Milano. ''Per la prima volta - spiega De Maria  - ci siamo accorti che un tumore, invece di reclutare vasi sanguigni sani per nutrirsi, si crea da solo la propria rete di vasi usando cellule staminali tumorali.

Sicuramente anche altre neoplasie molto aggressive come alcuni casi di melanoma e neuroblastoma adottano lo stesso meccanismo''. ''La scoperta - dichiara Pallini - può avere notevoli implicazioni terapeutiche in quanto l'individuazione di farmaci in grado di bloccare questo processo potrebbe costituire una terapia efficace per la cura di questi terribili tumori. Risultati positivi in tal senso sono già stati osservati da noi in modelli sperimentali di glioblastomi''. ''Sono risultati importanti - afferma Enrico Garaci, presidente dell'Iss - con potenziali applicazioni cliniche in tempi rapidi; abbiamo già dati che suggeriscono quali possano essere le molecole più valide per bloccare questo processo, in meno di due anni potremmo passare allo studio clinico e quindi all'applicazione di queste nuove terapie ai pazienti''. Il glioblastoma multiforme, il più frequente e il più mortale tumore del cervello, colpisce nel mondo 175 mila persone e causa 125.000 morti ogni anno. In Italia si contano 4 nuovi casi/100.000 abitanti ogni anno. Nella maggior parte dei casi il tumore lascia un anno di vita dal momento della diagnosi. ''Recenti ricerche hanno fornito prove che una famiglia di cellule staminali neurali è responsabile dello sviluppo di questo tumore'', spiega Maira della Cattolica. Pubblicato sulla rivista Nature, ''il nostro studio - continua Maira - svela che il glioblastoma (e forse altri tumori altrettanto aggressivi) utilizza queste staminali anche per costruirsi una propria fittissima rete di nuovi vasi sanguigni che lo nutre e gli porta aria in modo molto più efficiente di quanto farebbero i vasi sanguigni sani del corpo''. ''Sapevamo che questo tumore è molto più vascolarizzato di altre neoplasie - afferma De Maria - ora abbiamo capito perché''. Il glioblastoma è così furbo che quando cresce troppo e ha bisogno di più ossigeno e nutrimento costringe le staminali tumorali a formare nuovi vasi sanguigni. Infatti ''abbiamo visto che dal 20 al 90% - in media il 60,7% - delle cellule endoteliali hanno lo stesso profilo genetico delle cellule del tumore, cioè significa che gran parte di questo endotelio è di origine neoplastica''. La scoperta è importante e foriera di novità per i malati: ''questo processo di formazione di vasi aberranti è sicuramente comune ad altri tumori aggressivi - spiega De Maria - e noi abbiamo già un'idea di quali potrebbero essere i farmaci innovativi che potrebbero bloccare il processo e quindi arrestare il tumore''.