Il futuro è del farmaco generico: risparmiati nel Veneto 6 milioni, ma i medici del territorio sono contrari all’equivalente. L’Oms spinge e le aziende indiane fanno affari

Silvio Campione | 22/11/2010 19:24

farmaci

Ne abbiamo già parlato a luglio sulle pagine di Dottnet: i medici di medicina generale hanno una scarsa propensione a prescrivere i generici, come hanno sostenuto gran parte dei partecipanti al nostro Social. All’epoca intervistammo anche Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici e Silvio Garattini, farnacologo, entrambi – ovviamente per Foresti – schierati a favore del farmaco unbrended. Sembra, comunque, che la strada verso un progressivo ampliamento del mercato del generico sia in discesa. I farmaci equivalenti rappresentano, al momento, quasi la metà del consumo italiano e circa il 28% della spesa, anche se la maggiore prescrizione si concentra ancora sui prodotti branded. Nel 2009 hanno perso il brevetto alcuni principi attivi molto prescritti come il pantoprazolo e il perindopril.

 L'accesso ai farmaci diverrà presto insostenibile a causa dell'invecchiamento della popolazione e l'unico modo per migliorare la situazione è aumentare il volume di medicinali generici, come si è detto  al meeting organizzato in Belgio dalla European Generic medicines Association (Ega), dove Steven Simoens della Katholieke Universiteit di Lovanio ha evidenziato che, "dando impulso al consumo di farmaci equivalenti nelle aree chiave connesse alla popolazione anziana, si potrebbero risparmiare 16 miliardi di euro l'anno". L'Europa - ricorda l'Ega - sta affrontando un problema dalla doppia faccia: l'invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite. Una situazione che potrebbe tradursi in sistemi sanitari allo sbando, "a meno che gli Stati non diano vita a politiche di sostegno al mondo dei farmaci generici e biosimilari", ha detto il direttore generale dell'associazione, Greg Perry. Il presidente dell'Ega, Didier Barret, ha invece sottolineato che "risparmiare 30 miliardi di euro è un traguardo che abbiamo già raggiunto grazie a una quota di mercato pari al 50% e un valore di spesa di solo il 18%. Il gran numero di medicinali che nel prossimo decennio perderanno il loro brevetto rappresenta una nuova chance per un'assistenza sanitaria sostenibile, e a lungo termine. Ma questo richiede politiche governative ad hoc". In alcune regioni italiane si sta legiferando a favore del generico: in Veneto la Regione ha già risparmiato 6 milioni di euro, tanto che il capogruppo del Pdl in Consiglio Dario Bond invita il presidente Zaia e l'assessore alla Sanità Coletto a mettere a punto una campagna mediatica di sensibilizzazione e promozione all'utilizzo e alla prescrizione di questi farmaci. ''Apprezzo - precisa Bond - l'insistenza dei farmacisti della Federfarma del Veneto che propongono ai cittadini, quando possibile, farmaci generici in sostituzione di quelli di marca. Sarà un risparmio non solo per il cittadino ma anche per l'intera collettività''. ''Sappiamo - conclude il capogruppo del Pdl - che non tutti i farmaci di marca hanno un corrispondente generico, ma bisogna spiegare ai nostri concittadini che il farmaco generico, quando esiste, ha la stessa efficacia, sicurezza e qualità del corrispondente farmaco di marca''. Già, ma proprio dal Veneto arriva il dietrofront dei medici della Fimmg, attraverso il suo segretario Lorenzo Adami,   che si battono contro “la prevaricazione dei farmacisti e a favore del diritto alla salute dei pazienti”.  “Grazie a un sondaggio - spiega il segretario della federazione dei medici di medicina generale del Veneto, che riunisce il 70% dei medici di famiglia della regione - abbiamo riscontrato all’interno della nostra categoria una forte denuncia della prassi disinvolta e superficiale dei farmacisti che cambiano in continuazione i farmaci generici a danno dei pazienti. Emerge un pericolo di confusione tra i ruoli del medico curante e quello dei farmacisti, un rischio che va a danno della salute dei nostri pazienti, in particolare degli anziani”. Adami, in rappresentanza dei 2.500 medici iscritti alla Fimmg Veneto, ha spiegato un caso concreto a cui gli è capitati do assistere: “Una mia paziente, la signora Anna, 88 anni, a casa ha subito un collasso ed è caduta per terra. Visitandola a domicilio, mi sono accorto che assumeva doppia dose di Enalapril (farmaco che combatte l’ipertensione) a causa della sostituzione del farmaco prescritto da parte del farmacista con un altro generico di colore diverso. Così la paziente prendeva lo stesso farmaco in doppia dose. Questa esperienza sta accadendo a numerosissimi medici”. Dal sondaggio effettuato si evince che il 75% dei medici veneti ha avuto casi simili. Adami ha infine concluso facendo un doppio appello: “Al ministro della Salute Ferruccio Fazio chiediamo di metter fine al selvaggio mercato dei farmaci generici e al vortice di sconti e promozioni in farmacia che alla fine danneggiano il paziente. All’assessore alla Salute Luca Coletto domandiamo che istituisca un tavolo di confronto tra medici e farmacisti per chiarire “chi fa cosa” ed evitare disguidi e sovrapposizioni di competenze”. Intanto dai Paesi del Terzo mondo, dove si produce gran parte dei generici, l’industria del settore sta mietendo successi, in termini economici, di grande spessore.  In India, per esempio, il comparto  ha mostrato una buona elasticità nonostante il rallentamento che riguarda sia le esportazioni che il mercato locale. Infatti, negli ultimi anni, le esportazioni in tale settore hanno costituito un fattore trainante dell’economia indiana, grazie alle entrate provenienti, prevalentemente, da US e Europa. Nei prossimi cinque anni si prevede un calo della redditività delle case farmaceutiche tradizionali, poiché è prevista a breve la scadenza di molti brevetti che proteggono i “medicinali blockbuster” dalla concorrenza dei farmaci generici. Le aziende perderanno, quindi, l’esclusività alla commercializzazione di tali medicinali, entrando in competizione con le aziende che producono farmaci equivalenti. In questa situazione l’India occuperà un posto di rilievo grazie ai vantaggi competitivi di cui già gode nel business dei farmaci generici. Anche per quanto riguarda le importazioni i dati sembrano essere positivi: nell’ultimo decennio l’import, in particolare dall’Asia e dall’Europa, è cresciuto del 13% raggiungendo il valore di circa 900 milioni di dollari. E anche dall’Oms arrivano gli appelli affinché il generico diventi il farmaco di prima prescrizione. Secondo l’Organizzazione, nel mondo dal 20 al 40% delle spese sanitarie sono buttate al vento per causa di inefficienza: circa 300 miliardi di dollari sono sprecati ogni anno a causa della scarsa efficacia nel settore delle cure ospedaliere e che ogni anno 100 milioni di persone precipitano nella povertà a causa delle spese sanitarie. Nel Rapporto sulla salute nel mondo 2010, interamente dedicato al finanziamento della spesa sanitaria e alla copertura universale, l'Oms individua dieci settori nei quali i governi possono intervenire per fronteggiare l'aumento dei costi della sanità, tra cui i generici, appunto. A causa dell'invecchiamento della popolazione e della disponibilità di cure più care, ormai anche nei Paesi dove i servizi di salute erano tradizionalmente accessibili, i meccanismi di finanziamento registrano crescenti difficoltà, afferma l'Oms. Esortando tutti i Paesi a fare 'almeno una cosa' per migliorare il finanziamento dei servizi sanitari, prendendo esempio dalla Francia che ha così economizzato l'equivalente di 2 miliardi di dollari nel 2008 grazie ad una strategia per favorire i farmaci generici. Clicchi qui per commentare.