Medici sotto pressione costretti a praticare la medicina difensiva: sondaggio dell’Ordine. In prima linea i professionisti più giovani e chi lavora al Sud

Silvio Campione | 24/11/2010 15:36

I medici italiani si sentono sotto pressione e temono di avere problemi giudiziari: il 68,2% di loro si sente infatti più a rischio di denuncia oggi rispetto al passato, mentre solo il 6,7% ritiene nulla la probabilità di subire una denuncia. Situazione che determina un diffuso ricorso alla medicina difensiva (ricorso a prescrizioni fatte esclusivamente per il timore di una denuncia), praticata dal 50%-75% dei medici. E' quanto emerge dallo studio effettuato a livello nazionale dall'Ordine dei medici di Roma, presentato ieri al Senato.

''La medicina difensiva è un fenomeno molto diffuso tra i medici italiani - commenta Aldo Piperno, docente di sociologia dei fenomeni economici presso l'Università Federico II di Napoli, coordinatore dello studio - che non è eliminabile ma può essere contenuto, in parte con i controlli e l'applicazione degli standard, in parte allentando la pressione sui medici. Il 65,4% di loro si ritiene infatti sotto pressione nella pratica clinica di tutti i giorni''. Secondo Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, tale studio ''conferma che il fenomeno è solo in minima parta addebitabile ai medici perché ha origine da più fattori ambientali che mettono sotto pressione la categoria''. Per quanto riguarda il dettaglio delle prescrizioni fatte dai medici per il solo timore di ricevere una denuncia, l'indagine dell'Ordine dei medici di Roma rivela che il valore più alto si raggiunge per gli esami strumentali: circa il 75,6% dei medici vi ricorre, infatti, e tali prescrizioni rappresentano il 22,6% del totale. Il fenomeno è più accentuato tra i medici ospedalieri, i chirurghi, gli internisti, gli ortopedici, i ginecologi, i nefrologi e nella medicina d'urgenza, soprattutto nelle regioni del Sud e nelle isole. Valori sempre alti, ma leggermente più bassi, si hanno per gli esami di laboratorio, prescritti dal 71% dei camici bianchi, con una media del 21% sul totale, mentre per le visite specialistiche le prescrizioni difensive sono effettuate dal 73% dei medici, con il 21% del totale. Infine, l'indagine rivela che le prescrizioni difensive di farmaci sono effettuate dal 53% dei dottori (pari al 13% del totale delle prescrizioni), soprattutto tra i professionisti più giovani, mentre ai ricoveri per ragioni difensive fa ricorso il 49,9% dei medici.

La medicina difensiva ha un'incidenza sulla spesa sanitaria sul Servizio sanitario nazionale pari al 10,5%. In questo 10,5% la parte precipua è rappresentata dai ricoveri (4,6%), seguiti da farmaci (1,9%), visite (1,7%), esami di laboratorio (0,7%), ed esami strumentali (0,8%). La cifra sale al 14% sulla spesa privata, se si prendono in esame solo i medici privati (farmaci 4%, visite 2,1%, esami di laboratorio 0,6%, esami strumentali 0,4%, ricoveri 0,1%), mentre sulla spesa totale si attesa all'11,8% se si considera quella generata da tutti i medici pubblici e privati (farmaci 3,7%, visite 2,4%, esami di laboratorio 0,8%, esami strumentali 0,8%, ricoveri 3,2%). ''I costi della medicina difensiva sono molto elevati - commenta Salvo Cali', segretario nazionale Smi - possiamo stimare siano pari a 5-19 miliardi di euro. Purtroppo, dobbiamo riscontrare il ritardo della politica, che continua a non essere in grado di dare gli strumenti corretti per rispondere in modo adeguato ai nuovi bisogni della società''. La medicina difensiva, ha aggiunto Mario Falconi, presidente dell'Ordine provinciale dei medici di Roma, ''sottrae risorse preziose che potrebbero essere destinate a migliorare il nostro sistema sanitario''. Ma chi la pratica di più? Sono giovani, specializzati in chirurgia, ortopedia, ginecologia, medicina d'urgenza e assistenza primaria, e residenti delle regioni del Sud: sono queste le caratteristiche più ricorrenti nei medici che tendono a prescrivere esami e farmaci in più per il timore di denunce. Ad incidere sulla 'iper-prescrizione' dei camici bianchi sono quindi vari fattori. Per quanto riguarda i farmaci ad esempio è la giovane età, la propensione a prescrivere e il rapporto circospetto con il paziente. Per gli esami di laboratorio e le visite specialistiche influiscono invece il timore di una denuncia e la propensione a prescrivere. Anche il tipo di specializzazione ha un suo peso. Alcuni medici infatti tendono a prescrivere piu' degli altri: si tratta di quelli di emergenza-pronto soccorso, dei ginecologi, degli ortopedici, dei chirurghi, degli internisti e dei medici generali. L'indagine evidenzia inoltre il peso di altri fattori di incidenza, primo fra tutti il clima che esiste presso l'opinione pubblica sui medici (65,8%), seguito da eventuali iniziative della magistratura (57,9%), la pressione del medico per altre esperienze di contenzioso vissute dai colleghi (48,4%), il prevenire sanzioni dalle strutture di appartenenza (43,1%), la paura di rovinarsi la carriera (27,8%), di finire sui giornali o in tv (17,8%), di perdere i pazienti (10,6%), o il disagio di essere criticati dai colleghi (9,6%). Clicchi qui per commentare.

La Medicina difensiva, secondo un'indagine dell'Ordine dei medici di Roma, è un pratica abituale per la categoria, Lei è d'accordo? Clicchi qui per rispondere

 

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