Marino, presto un Ddl per istituire un luogo destinato ai medici “confessionali”

Professione | Redazione DottNet | 23/11/2010 19:04

'Nei prossimi giorni presenterò un disegno di legge che preveda l'istituzione di un luogo di discussione tra operatori del settore, finalizzato al miglioramento del sistema. Un luogo dove poter discutere degli errori e dei rischi separatamente ai filoni d'inchiesta della magistratura'. E' quanto annunciato da Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nel corso del Forum Risk Managment in Sanità 2010, in corso ad Arezzo.

Si tratta di un provvedimento simile a quelli già approvati in Danimarca, Paese che per primo si è dotato di una legge di questo tipo nel 2003, seguita dagli Stati Uniti nel 2005 e dalla Francia nel 2008. La definizione coniata da Marino per questo luogo di discussione tra professionisti della salute, medici, infermieri e tecnici è 'meeting confessionali', vale a dire riunioni della confessione, 'dove ognuno racconta esattamente quello che è accaduto - ha proseguito Marino - che non ha determinato un danno ma che effettivamente non è andato come doveva andare'. 'Spero che su questo disegno di legge verranno poste molte firme della maggioranza - ha concluso il senatore - poiché su questi temi non dovrebbe esserci divisione politica e sarebbe un decreto che serve a migliorare il Paese'. Quanto ai tempi, Marino ha precisato che il disegno di legge sarà presentato subito dopo l'approvazione della legge di stabilità. 'La gestione del rischio clinico rappresenta la strada maestra per migliorare i risultati in medicina e chirurgia', aggiunge Marino. 'E' proprio attraverso il riconoscimento degli errori nelle procedure e nell'applicazione delle tecniche mediche e chirurgiche - ha affermato Marino - che si è potuto passare da un tasso dell'80% di mortalità per interventi di tumore al cervello partiti nel 1913 allo 0% di oggi e nella mia disciplina, il trapianto di fegato, la mortalità tra il 1963 e il 1967 era del 100% ad un anno dall'intervento, mentre oggi è inferiore al 9%'. 'Nel nostro Paese - ha proseguito - esiste una normativa stringente e complicata sulla realizzazione di una sala operatoria destinata ai trapianti d'organo che sono 3mila ogni anno, mentre non si capisce come mai per una sala parto non vengano adottate le stesse misure, quando ogni anno si presentano circa 500mila casi'. Il presidente della commissione parlamentare ha poi sottolineato la necessità di istituire 'un'Agenzia di valutazione e di verifica per l'accreditamento delle strutture prima che queste intervengano con le cure sui pazienti'. Oggi, secondo Marino, 'una sala parto, prima di aprire le porte alle future mamme non viene controllata dal punto di vista tecnologico, cioè se i tubi dei gas conducono ossigeno oppure protossido e non viene controllato se il gruppo elettrogeno entra in azione, in mancanza di corrente elettrica'. 'Episodi come quelli delle morti di Castellaneta o dell'incidente del neonato di Palermo una settimana fa - ha concluso il senatore - se ci fossero stati questi controlli, non sarebbero accaduti. I controlli fatti dopo dai Nas servono per amministrare la giustizia ma io preferisco un Paese che sceglie di prevenire, non di punire dopo'.  In ogni caso adottare una check list, vale a dire un manuale di controllo per evitare errori in sala operatoria riduce quasi della metà i casi di mortalità e abbatte il numero delle complicazioni post operatorie. E' il risultato di uno studio olandese pubblicato sul New England Journal of Medicine a novembre, che ha messo a confronto oltre 6mila casi di pazienti chirurgici trattati con e senza check list. Lo studio è stato citato da Stefano Cencetti, direttore generale del Policlinico di Modena, la struttura italiana. 'La ricerca olandese - ha affermato Cencetti - ha messo a confronto 3760 casi di pazienti chirurgici trattati senza check list e 3820 pazienti chirurgici trattati con l'adozione della check list: le complicazioni sono passate dal 27,3% al 16,7% e i casi mortali dall'1,5% allo 0,8%'. Ciò significa che 'quando il programma sarà a regime e la check list sarà utilizzata in un numero di ospedali tale da coprire almeno la metà della popolazione terrestre - ha proseguito il direttore generale del Policlinico di Modena - ogni anno potranno essere salvate circa 500mila persone'.
In un precedente studio, pubblicato sempre sul New England Journal of Medicine, nel 2009, sono stati riportati i risultati di una sperimentazione fatta in 8 Paesi, (presentata anche all'OMS) confrontando piu' di 3700 interventi, con e senza somministrazione della check list. Anche in questo caso i risultati sono stati incoraggianti: il tasso di mortalità è passato dall'1,5% allo 0,8% e per le complicazioni la percentuale si e' abbassata dall'11% al 7%. Clicchi qui per inserire un commento.

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