Torino, il cancro si cura con immagini a sei dimensioni. E a Pisa si sperimenta un vaccino terapeutico contro il tumore al polmone e il melanoma

Oncologia | Redazione DottNet | 24/11/2010 20:30

La nuova speranza per la cura dei tumori passa attraverso un'immagine a sei dimensioni, per rendere nitidissimo il bersagli da colpire. Arriva in Italia un avanzato e flessibile strumento di radiochirurgia e radioterapia stereotassica per i trattamenti del cancro in ogni parte del corpo. Il macchinario, prodotto dall'azienda svedese Elekta, è stato installato nel reparto universitario dell'Ospedale Molinette di Torino e rappresenta una svolta significativa nella lotta al cancro, una patologia che resta la seconda causa di morte nei paesi industrializzati. Nel 2009 in Italia sono stati diagnosticati 255 mila nuovi casi e per le cure sono stati spesi 8 miliardi di euro.

 Il nuovo apparecchio permette infatti un trattamento sempre più preciso e concentrato in un numero molto limitato di sedute. ''Si compie un passo di fondamentale importanza per il nostro ospedale e per tutta la rete oncologica Piemonte-Valle d'Aosta - afferma Umberto Ricardi, direttore del reparto di Radioterapia dell'Ospedale Molinette e professore ordinario di Radioterapia dell'Università di Torino - Avrà ora a disposizione un'apparecchiatura dedicata esclusivamente ai trattamenti stereotassici che favorirà lo sviluppo nel nostro centro delle tecniche stereotassiche e della radioterapia di precisione ad alto gradiente di dose. I nostri protocolli terapeutici saranno prevalentemente focalizzati sul trattamento di tumori cerebrali, polmonari ed epatici''. Axesse, così si chiama la macchina, che costa circa 3 milioni di euro, consente una radioterapia di precisione guidata da un 'imaging' in 4D, grazie al quale si potrà visualizzare nella maniera più approfondita possibile la zona su cui intervenire. Il trattamento interesserà soltanto i tessuti malati, risparmiando quelli sani. L'irradiazione sarà più precisa grazie al lettino robotizzato in 6D (tre direzioni e tre angoli) che permette al corpo del paziente di assumere l'inclinazione migliore ai fini della cura. ''Queste caratteristiche - rileva Massimo Abbiati, amministratore delegato di Elekta Italia e vicepresidente 'Region South Europe' - sono il frutto di dieci anni di studi e ricerca e di un investimento di oltre 30 milioni di euro''. ''Il messaggio che lanciamo ai pazienti - dice il direttore generale delle Molinette, Giuseppe Galanzino - è che adesso c'è un'ulteriore possibilità di cura, meno invasiva, che consente di aumentare la speranza di guarigione e di vita''. I vantaggi per i malati riguardano la riduzione del numero di sedute necessarie per il trattamento rispetto alla radioterapia tradizionale. In base alle esperienze cliniche dei centri dove il metodo è stato sperimentato - quattro negli Usa e due in Europa, in Grecia e in Olanda - la durata di una singola seduta, vista la maggior accuratezza ottenuta, è circa 1,5 volte superiore ai corrispondenti tempi di una RT convenzionale. Ma essendo trattamenti radioablativi, caratterizzati dalla somministrazione di dosi biologicamente molto elevate, diminuisce notevolmente il numero delle sedute necessarie al completamento della cura. L'utilizzo di Axesse permette di ridurre del 50% il numero di sedute dedicate a combattere le metastasi cerebrali di grosse dimensioni (da 10 a 5), dell'80% quelle per i tumori alla faringe, al cavo orale e al colon retto (da 25 a 5), dell'85% quelle per cancri polmonari e al pancreas (da 35 a 5) e dell'88% quelle per tumori alla prostata e alla vescica (da 25 a 3). Considerando un'attività giornaliera del macchinario di 10 ore, si ipotizza  che vengano effettuati circa 20 trattamenti al giorno, per un ammontare annuo di 300-350 pazienti.

Intanto a Pisa sono stati aperti due studi clinici contro due tra le più pericolose patologie oncologiche, il MAGRIT e il PRAME. La sperimentazione avverrà nello stabilimento di Cisanello. Alla base della sperimentazione c'è un approccio del tutto nuovo al cancro, che si fonda sulla capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere i fattori estranei (gli antigeni di membrana delle cellule tumorali) e di combatterli. "MAGE - spiega il professor Mussi, direttore dell'ospedale di Cisanello - è uno di questi antigeni. Lo troviamo in percentuali diverse, nel tumore del polmone non a piccole cellule, nel melanoma, nel carcinoma della vescica e della testa-collo. Nel nostro caso il vaccino ha l'obiettivo di innescare la risposta immunitaria.

Trattandosi di un vaccino terapeutico e non preventivo, è indicato soltanto dopo l'operazione chirurgica per quei pazienti che presentano l'antigene, vale a dire circa il 30% di chi viene colpito da un tumore del polmone e il 65% dei malati di melanoma". I riscontri dagli studi di efficacia sono molto promettenti. "Nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (la forma più diffusa con l'85% dei casi), che avevano ricevuto il vaccino dopo l'intervento - prosegue Mussi - si è registrata una riduzione del 27% del rischio di ricomparsa della malattia. Nei malati in cui sono stati selezionati set di geni chiave per predire la risposta al trattamento, la riduzione del rischio è risultata pari al 43%". L'ospedale di Pisa è uno dei centri d'eccellenza italiani dove è stata aperta la sperimentazione, che durerà 5 anni a partire dall'ultimo paziente arruolato. Sempre all'Ospedale di Cisanello è partita la sperimentazione PRAME, antigene espresso prevalentemente nel melanoma ma anche nel cancro del polmone non a piccole cellule ed in altre forme tumorali. Considerando entrambi gli antigeni, MAGE e PRAME, la percentuale di positività raggiunge circa il 90% per il melanoma e circa il 75% per quanto riguarda il tumore del polmone non a piccole cellule. Sara' quindi possibile, grazie all'abbinamento dei 2 studi, offrire questo tipo di terapia innovativa ad un maggior numero di pazienti.

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